Sahara Occidentale
Non c'è stato alcun mutamento della leadership interna al movimento di liberazione del popolo sahrawi nel Sahara Occidentale. Il XIV Congresso del Fronte Polisario ha scelto di nuovo Mohamed Abdelaziz come segretario e presidente della Repubblica Araba Sahrawi. Nella dirigenza solo 4 new entry.

Doveva essere il Congresso del cambiamento, ma il Fronte Polisario ha scelto la continuità. Dopo otto giorni di discussioni, dal 16 al 23 dicembre, tre più del previsto, Mohamed Abdelaziz è stato riconfermato alla testa del movimento di liberazione nazionale del Sahara Occidentale. Si conferma così anche una sorta di legge storica dei movimenti di liberazione africani: nessun cambiamento di leadership fino all’indipendenza (e oltre).
Abdelaziz, 68 anni, guida ininterrottamente il Polisario dall’agosto 1976, dopo che il primo leader era morto in combattimento. Poiché il Segretario generale del Polisario è automaticamente capo dello stato, Abdelaziz si conferma anche presidente della Repubblica Araba Sahrawi Democratica (Rasd), proclamata nel febbraio 1976 al momento della partenza definitiva degli spagnoli dalla loro colonia africana, ceduta ormai al Marocco.
Il Congresso ha anche eletto la dirigenza del Fronte, il Segretariato nazionale. Anche qui nessuna novità sostanziale: su 29 eletti solo 4 new entry, a questi si aggiungono i responsabili delle organizzazioni di massa più i delegati dai territori occupati i cui nomi, per ragioni di sicurezza, non vengono diffusi.
Si attende entro le prossime due settimane la nomina da parte di Abdelaziz del primo ministro e, su proposta di questo, del governo che avrà il compito di amministrare i campi profughi in Algeria e i territori liberati, nonché di orientare la politica estera e quella militare.

Perché nessun cambio?
Il motivo di questo immobilismo va ricercato nelle difficoltà del Polisario a definire una nuova strategia di fronte all’intransigenza del Marocco, che non vuole più applicare il piano di pace dell’Onu del 1991 e che prevedeva un referendum sul futuro del Sahara Occidentale, e alla mancanza di volontà del Consiglio di sicurezza di imporre le innumerevoli risoluzioni che confermano il diritto dei sahrawi all’autodeterminazione.
Il Congresso si è pronunciato per l’opzione della ripresa della guerra nel caso in cui i negoziati per sbloccare la situazione risultino vani. Lo ha fatto soprattutto con una scelta simbolica, introducendo come criterio per l’elezione del Segretario generale, il suo trascorso militare. A quel punto la riconferma di Abdelaziz, che ha diretto l’esercito sahrawi per quasi quarant’anni, è diventata un obbligo.
Ma il rafforzamento della capacità militare era già stata la scelta del precedente congresso del 2011, senza che questa abbia portato ad alcun cambiamento nella politica del movimento. Del resto non si capisce come, nel contesto internazionale e regionale di oggi, il Polisario possa riprendere le armi, né come l’Algeria, principale alleato del Polisario, possa permettere di usare il suo territorio come base arretrata. Con ogni probabilità si è deciso di alzare apparentemente la posta in gioco per rispondere in primo luogo all’insofferenza dei giovani che chiedono cambiamento e risultati. L’attesa però rischia di essere ancora lunga.

Nella foto Mohamed Abdelaziz, Segretario Generale del Fronte Polisario, il movimento di liberazione del popolo sahrawi nel Sahara Occidentale.