Che fosse una direzione discussa quella di Fabrice Leggeri, direttore dell’Agenzia Europea delle frontiere Frontex dal 2015 al 2022 e oggi eurodeputato del Rassemblement National, lo si sapeva da tempo. Le indagini sui respingimenti illegali che lo vedevano coinvolto erano cosa nota e nell’aprile del 2022, per il rapporto dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) sulla condotta di Frontex, si era dimesso.
Oggi, l’europarlamentare del partito di estrema destra di Marine Le Pen, dopo la denuncia dell’ONG Ligue des droits de l’homme, torna a essere al centro delle cronache, perché la Corte d’appello di Parigi ha avviato un’indagine in cui viene accusato di tortura e di crimini contro l’umanità ai danni delle persone migranti.
Un’indagine che segna un precedente importante nella storia dell’agenzia europea che dovrebbe controllare le frontiere.
È infatti la prima volta che un ex funzionario, come Leggeri è, viene accusato di una responsabilità penale per una pratica che ancora oggi si consuma nel Mar Mediterraneo, quella dei respingimenti.
Respingimenti che Leggeri avrebbe incentivato, dando direttive che facilitassero queste pratiche che poi venivano messe in opera dalle autorità greche verso la Libia. Un paese noto per lager, detenzioni arbitrarie, torture e abusi, la Libia.
L’OLAF nelle sue indagini, iniziate nel 2020, aveva cercato di far luce sulla condotta di Frontex e sul ruolo che l’agenzia aveva avuto nei respingimenti messi in atto dalla Grecia. Le ONG infatti da tempo segnalavano omissioni di soccorso di imbarcazioni, spesso assai precarie, che venivano abbandonate in mare o, peggio, una volontaria sospensione della sorveglianza grazie alla quale si potevano salvare vite in pericolo.