Kenya
Il governo del Kenya vuole costruire una serie di centrali nucleari entro il 2033. Sarebbero le prime in Africa occidentale e permetterebbero al paese di imporsi sempre più come motore dell’economia della regione. Scelta controcorrente che genera critiche, ma c'è già l'accordo con i cinesi.

Costruire una serie di impianti nucleari e diventare così il primo paese dell’Africa occidentale a produrre energia elettrica da questa fonte. È la strada scelta dal governo del Kenya per implementare la fornitura di elettricità nel paese e soddisfare le richieste degli investitori esteri.
Il progetto prevede la costruzione di quattro centrali – con una capacità totale di 4000 Mw – operative entro il 2033, la prima delle quali dovrebbe entrare in funzione nel 2025. Un memorandum d’intesa è stato siglato il 10 settembre scorso tra il Kenya nuclear electricity board (Kneb) e la China general nuclear power corporation (Cgnpc).
L’accordo consentirà all’azienda statale kenyana di ottenere dal gigante del nucleare cinese formazione del personale, ma sopratutto assistenza tecnica in settori strategici come la selezione dei siti in cui sorgeranno gli impianti, gli studi di fattibilità e di impatto ambientale. Altri accordi di cooperazione nucleare sono stati firmati con Slovacchia e Corea del Sud per la preparazione di tecnici specializzati.  

Il paese è pronto?
A sostenere il Kenya in questo cammino è l’Agenzia Internazionale per l’energia atomica (Aiea) organismo che affianca gli stati africani che sceglieranno di adottare il nucleare civile. Un team di 11 esperti ha condotto uno studio di otto giorni il mese scorso, concludendo genericamente che il Kenya «ha compiuto notevoli progressi nel percorso di preparazione all’introduzione di energia nucleare». Lo sviluppo di questi progetti, avvisa l’Aiea, è un piano a lungo termine che impegna gli Stati per almeno 100 anni e sarà poi compito delle autorità di regolamentazione nazionali garantire la sicurezza e supervisionare gli impianti. Una dichiarazione non incoraggiante visto che il Kenya è tra i paesi più corrotti del mondo (posizione numero 145 su 175 nell’indice di percezione della corruzione 2014, stilato dall’organizzazione Transparency International).
Il governo sta comunque mettendo a punto una legistazione ad hoc per il settore, anche se non tutti sono a favore di questa scelta. «Non abbiamo la capacità né la possibilità economica di sviluppare energia nucleare – evidenzia Richard Tongi, membro della Commissione parlamentarre per l’energia – e non abbiamo nemmeno gli standards di sicurezza richiesti». «Non capisco – aggiunge – perchè si è cominciato a parlare di nucleare quando non abbiamo ancora sfruttato nemmeno la metà dell’energia geotermica del sottosuolo».

Ambizioni controcorrente
In molti fanno notare come Nairobi abbia intrapreso una strada che tanti altri paesi stanno invece abbandonando dopo il disastro provocato dall’impianto giapponese di Fukushima nel 2011. Un precedente che incute timore anche in Kenya, dove però esiste anche un’altra minaccia: gli attentati terroristici di Al Shabaab. E poi c’è la questione dello smaltimento delle scorie radioattive, un tema di cui non si parla, così come nessuno fa notare i rischi legati all’instabilità geologica del territorio che si trova su una fossa tettonica (Rift Valley).
Il governo ha già avviato un progetto di produzione energetica basato sullo sfruttamento dell’energia geotermica, idrica e solare, ma il Kenya punta a diventare il motore dell’economia dell’Africa occidentale e il motore ha bisogno di sempre più “combustibile”. Attualmente, il 69% circa della popolazione non ha elettricità in casa. Il paese necessita di quasi 50.000 Mw, ma ne produce solo 2.300, fa notare il ministro per l’Energia e il Petrolio, Joseph Njoroge, acceso sostenitore del nucleare che definsce «una fonte energetica sicura e a basso costo».
Se il nucleare attrae per i ventilati bassi costi di produzione, la sua implementazione ha invece prezzi notevoli: oltre 4 miliardi di dollari per ogni impianto. Chi pagherà, visto che per soddisfare le richieste degli insegnanti (in sciopero da un mese per ottenere un aumento dello stipendio, attualmente attorno ai 160 euro al mese) il presidente Uhuru Kenyatta ha ammesso di non avere i soldi e proposto invece un aumento della tassazione, dal 16 al 21%?

Nella foto sopra la firma del memorandum d’intesa tra il Kenya nuclear electricity board (Kneb) e la China general nuclear power corporation (Cgnpc) lo scorso 10 settembre. (Fonte: world-nuclear-news.org)