G5 Sahel in crisi

I donatori internazionali hanno versato meno della metà di quanto promesso per finanziare la forza militare G5 Sahel, creata per contrastare il rafforzamento della rete jihadista in Africa occidentale. La denuncia è contenuta nel rapporto del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, presentato lunedì al Consiglio di sicurezza.

A febbraio, circa 50 paesi – tra cui Stati Uniti, Giappone e Norvegia – avevano promesso 414 milioni di euro per permettere alla forza G5 Sahel di essere operativa. Ma solo il 45,9% dei fondi (circa 190,76 milioni di euro) è stato erogato o destinato a processi di approvvigionamento, ha detto Guterres, secondo il quale «le misure di sostegno e il meccanismo di finanziamento devono essere rivisti».

La struttura militare, composta da truppe di Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso e Mauritania, è voluta dalla Francia, con l’obiettivo a lungo termine di mettere la sicurezza della regione nelle mani delle forze locali. Tra i donatori figurano anche Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti.

La forza dei G5 è stata ostacolata da ritardi e scarsa coordinazione tra i cinque paesi, dicono funzionari e diplomatici, mentre l’insicurezza si è intensificata nella regione di confine tra Mali, Niger e Burkina Faso, un terreno fertile per gruppi legati ad al-Qaida e allo Stato Islamico. «La diffusione dell’insicurezza e del terrorismo in altre parti della regione, incluso il Burkina Faso orientale, è particolarmente preoccupante», ha detto Guterres. E «gli attacchi dei ribelli nel Ciad orientale indicano che i confini stanno diventando più porosi».

La Francia, ex potenza coloniale nella regione, è intervenuta in Mali nel 2013 (operazione Barkane) per scacciare i militanti jihadisti che occupavano il nord e da allora ha mantenuto circa 4.500 soldati nella regione, come parte delle operazioni di controterrorismo. L’ONU ha dispiegato migliaia di truppe in Mali, come parte della sua missione di mantenimento della pace (MINUSMA), ma le sue basi sono diventate i principali obbiettivi dei terroristi. (Voice of America)