La finanza “democratica”
Una nuova regolamentazione dei mercati finanziari, la chiusura dei paradisi fiscali e la riforma delle principali istituzioni monetarie internazionali: sono alcune delle proposte di cui discute la società civile oggi a Roma.

Si è aperto questa mattina, a Roma, il convegno promosso dalla Campagna per la riforma della Banca Mondiale, e Mani Tese, “per una finanza democratica, responsabile e sovrana”. Analisti e attivisti di tutto il mondo si riuniscono per elaborare, alla luce della crisi economica globale, proposte sulle regole da adottare per governare la finanza, con l’obiettivo di promuovere un’economia reale e sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale.

L’iniziativa si colloca ad un giorno dal vertice di Lecce tra i ministri delle Finanze del G8, che si terrà il 12 e il 13 giugno. I governi del G8 si incontreranno, sotto la presidenza italiana, per decidere anche in merito agli impregni assunti durante il G20 dello scorso 2 aprile a Londra. Poco chiari i dettagli di ciò che discuteranno i grandi del mondo a Lecce, secondo gli organizzatori del convegno, che intendono così contribuire alla discussione con nuove proposte sulla regolamentazione della finanza mondiale. «Sono numerose le proposte che al momento sono sul tavolo del negoziato» spiega Antonio Tricarico, coordinatore della Campagna per la riforma della Banca Mondiale. «Molte giungono da agenzie delle Nazioni Unite, anche sulla riforma dell’architettura delle organizzazioni internazionali. Nell’immediato, però, per noi diventa una priorità la chiusura dei paradisi fiscali. Un azione di questo tipo farebbe rientrare nei paesi in via di sviluppo molti fondi, che spesso trovano “rifugio” qui. Manca tuttavia la volontà politica per fare ciò».

Preoccupante, inoltre, secondo la Campagna per la riforma della Banca Mondiale, la nuova ondata di prestiti non concessionali promossi dal Fondo monetario internazionale, dalla Banca mondiale e da altre istituzioni pubbliche, come le agenzie di credito all’export. Questa particolare forma di finanziamento, infatti, è normalmente utilizzata nei confronti dei paesi ricchi.

(L’intervista, realizzata da Michela Trevisan, è tratta dal programma radiofonico Focus)