La campagna elettorale durerà 15 gironi; 23 i candidati in corsa.
Bongo sospeso dalla carica di ministro fino alle elezioni: lo ha deciso la presidente ad interim, dando il via alla campagna elettorale e accogliendo la richiesta di opposizioni e società civile. Che continuano a domandare il posticipo delle presidenziali del 30 agosto, denunciando irregolarità.

Era l’unico dei 23 candidati alle presidenziali del 30 agosto che ancora non si era dimesso dalla sua carica pubblica, come previsto dalla legge; venerdì 13, con l’avvio della campagna elettorale, la presidente ad interim del Gabon, Rose Francine Rogombé, ha rimosso Ali Ben Bongo, figlio del defunto presidente gabonese Omar Bongo, dal ministero della Difesa, che guida dal 1999.

La sua rimozione è un successo anche per la società civile e per gli altri 22 candidati, che nelle scorse settimane hanno manifestato a più riprese contro la candidatura di Bongo, accusandolo di mantenere la carica di ministro per cercare di orientare la campagna elettorale.

Il figlio dell’ex presidente deceduto nel giugno scorso è il candidato del principale partito del paese, il Partito democratico gabonese (Pdg), che lo ha sempre difeso denunciando una campagna diffamatoria sulla base di un falso dibattito: la legge, hanno affermato i sostenitori di Ali Bongo, non specifica se le dimissioni sono necessarie anche nel caso di un ministro candidato. Rogombé ha quindi deciso di mettere fine alla polemica, imponendone l’uscita dal governo, e annunciando che, una volta terminata la campagna elettorale, Bongo potrà eventualmente riprendere le sue funzioni di ministro, temporaneamente attribuite al ministero dell’Interno.

Nonostante sia dato per favorito, la candidatura di Bongo è stata criticata anche all’interno del suo stesso partito: molti politici la definiscono imposta dai vertici. Tanto che due tra le più importanti figure di spicco del partito, Andre Mba Obame e Jean Eyaghe Ndong, hanno deciso di presentarsi come candidati indipendenti.

Ma le polemiche sulle elezioni non sono terminate: le ong riunite nella coalizione Osservatorio nazionale della democrazia (Ond), con 11 candidati chiedono comunque un posticipo della data, denunciando irregolarità nell’organizzazione del voto. Affermano che la durata della campagna è troppo breve (solo 15 giorni), che il Pdg può contare su finanziamenti statali e manipola l’informazione pubblica. L’Ond denuncia inoltre che molti cittadini non sono riusciti a iscriversi nelle liste elettorali, ed ha quindi chiesto al governo di presentare ricorso alle Corte costituzionale. In segno di protesta Bruno Ben Moubamba, candidato indipendente sostenuto dalla società civile, ha lanciato la sua campagna con uno sciopero della fame.

I gruppi per i diritti civile vedono nella possibile vittoria di Bongo la continuazione della dittatura formale imposta dal padre, che ha avviato lo sfruttamento del petrolio, di cui il paese è ricco, concentrando tutte le ricchezze nelle mani della sua famiglia. La maggioranza del milione e mezzo di gabonesi continua infatti a vivere in condizione di povertà, senza accesso ai servizi minimi di assistenza, scuola e sanità. Nonostante i buoni rapporti con Parigi, ex potenza coloniale, Bongo è stato attaccato proprio dalla magistratura francese, che lo ha accusato, assieme ada altri due presidenti africani, di corruzione, malversazione di fondi pubblici e di acquisto di beni immobili di lusso in Francia.