Gabon / Elezioni

La guardia nazionale ha preso d’assalto la notte scorsa il quartier generale dell’opposizione che fa capo a Jean Ping, candidato alla presidenza, sconfitto di misura alle elezioni del 27 agosto. Il raid avrebbe provocato due morti e diversi feriti, denunciano gli oppositori. Il governo ha fatto sapere d’aver voluto colpire i “criminali armati” che avevano dato alle fiamme, ieri, la sede dell’Assemblea nazionale per rifugiarsi poi nella sede del partito.

Le proteste dei sostenitori di Ping sono scoppiate ieri pomeriggio, dopo l’annuncio ritardato dei risultati elettorali che assegnano un secondo mandato ad Ali Bongo con il 49,8% dei consensi, contro il 48,2% di Jean Ping, sconfitto con un margine di solo 5.594 voti. I manifestanti si sono prima scontrati con la polizia – che li ha affrontati lanciando granate lacrimogene, assordanti, cannoni ad acqua e sparando proiettili di gomma – poi si sono diretti alla sede del parlamento ed hanno appiccato il fuoco all’edificio e alle auto attorno.

Dopo la mezzanotte la guardia repubblicana ha preso d’assalto la sede dell’opposizione. Un raid definito dagli oppositori un “massacro”. Ping, che non era nella sede del partito in quel momento, ha detto che le forze di sicurezza hanno anche impedito le manovre di soccorso. L’ex ministro degli Esteri ed ex capo della Commissione dell’Unione africana ha chiesto l’intervento internazionale “per proteggere la popolazione contro il clan Bongo”. Dopo il voto, Ping aveva annunciato d’aver vinto con largo margine e gli osservatori dell’Unione europea avevano dichiarato il processo elettorale “non trasparente”. (Bbc / Jeuneafrique)