Gambia

I cittadini del Gambia hanno festeggiato ieri per le strade della capitale Banjun, la partenza per l’esilio (in Guinea Equatoriale) del dittatore Yahya Jammeh, dopo 22 anni di sanguinario regime.
Dopo la partenza su un aereo ciadiano del dittatore, sabato i militari dell’esercito della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas / Cedeao) sono entrati nella capitale, raggiungendo il palazzo presidenziale, e iniziando le operazioni di “messa in sicurezza” in attesa del rientro del nuovo presidente. L’esercito gambiano non ha fatto alcuna resistenza.
Si attende ora il ritorno in patria di Adama Barrow, il presidente eletto il 1 dicembre, riparato nelle scorse settimane a Dakar, in Senegal, dove il 19 gennaio è avvenuto il suo insediamento come terzo capo dello Stato dall’indipendenza, nel 1965 (il primo, Dawda Jawara, fu rovesciato ed esiliato dall’allora colonnello Jammeh).
Stamattina Ecowas, Unione africana e Nazioni Unite hanno pubblicato un documento in cui s’impegnano, tra le altre cose, a proteggere i diritti di Jammeh “come cittadino, capo di partito ed ex capo di Stato” per impedire il sequestro di beni appartenenti a lui e ai suoi alleati, e per assicurare che possa tornare Gambia. Barrow ha replicato che il documento non è firmato e non costituisce un accordo vincolante.
Il destino del dittatore non è ancora certo. Durante i quaranta giorni di negoziati per convincere Jammeh a lasciare il potere, i mediatori dell’Ecowas hanno sempre respinto la proposta di concedere l’immunità a lui e ai suoi più stretti alleati, accusati di incarcerare, torturare e uccidere gli avversari politici, e di appropriazione indebita di denaro pubblico. Della fortuna di Jammeh fanno parte auto di lusso e una tenuta negli Stati Uniti. In una conferenza stampa ieri, il consulente di Barrow, Mai Ahmad Fatty, ha detto che nelle ultime due settimane il dittatore aveva prelevato dalle casse Statali il corrispettivo di 11milioni e 450mila dollari, ma l’ammanco totale è in corso di valutazione.
Migliaia i cittadini che hanno cercato asilo all’estero in questi due decenni. Altri 45.000 sono fuggiti in Senegal nel timore di disordini nel dopo-elezioni. Ora centinaia di gambiani hanno iniziato ieri a rientrare con il traghetto, dalla regione senegalese di Casamance. (Reuters/ Africa News