Il governo del Gambia ha nominato l’avvocato britannico Martin Hackett procuratore speciale per l’indagine nei confronti dell’ex presidente, Yahya Jammeh e dei cosiddetti Junglers, un’unità speciale dell’esercito a lui fedele.
In passato, Hackett ha indagato su crimini di guerra in Kosovo e ha lavorato per il Tribunale speciale sul Libano organizzato dalle Nazioni Unite. La sua nomina conferma l’interesse delle autorità gambiane a fare i conti con i crimini commessi durante il regime di Jammeh, al potere dal 1994 al 2017.
Indagini allo stesso tempo nazionali e internazionali
L’incarico del procuratore speciale, istituito nel 2024 con l’emanazione di una legge apposita, avrà una durata di 4 anni. Per la prima volta nella storia del Gambia, Hackett sarà chiamato a seguire una legislazione ibrida, in cui indagare e perseguire le violazioni sia delle leggi internazionali sui diritti umani, sia di quelle nazionali.
Cosa è emerso finora
Le denunce di violazione dei diritti umani erano emerse nel report del 2021 della Commissione sulla riconciliazione e le riparazioni (in inglese, Truth, Reconciliation and Reparations, o TRRC), un organo voluto dal parlamento gambiano nel 2017 con lo scopo di investigare e fornire un resoconto imparziale per assicurare alla giustizia i colpevoli dei reati e risarcire le vittime.
La commissione ha ascoltato 393 testimoni, che hanno raccontato storie di tortura, abusi sessuali, assassinii, esecuzioni extragiudiziali e trattamenti degradanti, tutti messi in atto da forze statali. Nelle sue conclusioni, il report attribuiva al regime la morte di più di 200 persone. Si tratta non solo di civili gambiani, ma anche di 59 migranti provenienti dall’Africa occidentale, scambiati per mercenari e uccisi dai Junglers nel 2005.
Un’altra importante area di indagine ha riguardato il famigerato programma per il trattamento dell’HIV, il Patp, promosso direttamente dallo stesso Jammeh. Nel suo report, la Commissione ha scritto «il programma di terapie alternative del Presidente ha causato la morte di molti pazienti durante e dopo il trattamento, e la Commissione è stata in grado di accertare 41 di questi decessi».
Una giustizia finora fatta all’estero
La TRRC ha identificato 70 responsabili, tra cui anche lo stesso Jammeh, da destinare a processo. L’ex presidente ha sempre respinto ogni accusa. Attualmente, si ritiene viva in esilio in Guinea Equatoriale.
Tuttavia, per il momento gli arresti si sono verificati solamente all’estero, secondo il principio della giurisdizione universale, che consente di rivendicare la giurisdizione penale su un imputato in paese diverso rispetto a quello in cui è stato commesso il reato, sulla base del presupposto che alcune norme internazionali siano estendibili all’intera comunità mondiale.
Il primo caso è avvenuto in Germania, dove nel 2021, Bai Lowe, ex membro dello squadrone della morte Junglers, è stato arrestato e condannato all’ergastolo per il suo ruolo nell’omicidio del giornalista Deyda Hydara. Quest’ultimo lavorava come direttore di The Point, uno dei principali giornali indipendenti del Gambia e collaborava con organizzazioni giornalistiche internazionali come Agence France-Press e Reporter senza frontiere, quando fu ucciso nel 2004 dall’unità paramilitare dei Junglers. L’esecuzione ha trasformato Deyda Hydara in un simbolo della libertà di stampa nel Paese. Bai Lowe è stato giudicato colpevole per facilitato l’omicidio e aver contribuito all’uccisione di altri due oppositori politici del presidente.
Michael Sang Correa, anch’egli membro dei Junglers, è stato condannato negli Stati Uniti a 67 anni di carcere per reati legati alla tortura di almeno sei persone.
Il caso più importante, però, si è verificato in Svizzera, dove l’ex ministro dell’Interno di Jammeh, Ousman Sonko, è stato condannato nel maggio 2024 a 20 anni di reclusione per crimini contro l’umanità, tra cui omicidi, torture e stupri. (OP)