Gambia

Altissima tensione oggi in Gambia, dove avrebbe dovuto celebrarsi l’insediamento del presidente eletto il 1 dicembre, Adama Barrow, nonostante il dittatore Yahya Jammeh non intenda cedergli il potere che detiene da 22 anni. La cerimonia avverrà invece nell’ambasciata del Gambia a Dakar, dove Barrow si è rifugiato da alcuni giorni.
Intanto Nigeria, Mali, Ghana ed altri paesi della regione, hanno inviato i propri contingenti militari in Senegal, sotto il mandato della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao). Colonne dell’esercito misto si stanno posizionando al confine con il Gambia, che è paese enclave del Senegal. In arrivo oggi a Banjul anche il presidente mauritano Ould Abdel Aziz per tentare un’ultima, disperata mediazione.
Martedì Jammeh, che gode del sostegno del capo dell’esercito, aveva decretato lo stato d’emergenza per tre mesi e ieri l’Assemblea Nazionale (parlamento) aveva prolungato per lo stesso periodo di tempo il suo mandato.
Già ieri gran parte della capitale Banjul appariva deserta. Alcuni turisti sono stati trasportati con voli speciali fuori dal paese mentre altri sono rimasti barricati negli hotel.
Sempre ieri il Senegal ha presentato un progetto di risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu chiedendo di sostenere gli sforzi dell’Ecowas per garantire che Jammeh ceda il potere. Ma il testo non chiede esplicitamente l’approvazione della Commissione per l’invio di truppe in Gambia.
Anche Italia ed Unione Europea sostengono con determinazione la mediazione dell’Ecowas. “L’Italia – si legge in un comunicato del viceministro degli Esteri Mario Giro, inviato a Nigrizia in risposta ad un appello  – proprio in queste ore, sta sostenendo un progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed una dichiarazione europea che ribadisce l’inaccettabilità di oggi tentativo del presidente uscente Jammeh di permanere al potere”. (Afrique Presse / Africa News / VoA)

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