Quanto è facile viaggiare da e in un paese africano considerando che prima bisogna avere tutti i documenti in regola, primo fra tutti il visto? Ce lo dice il Global Passport Index che ogni anno elabora una lista dei paesi più “accessibili”.
La classifica si basa principalmente sul numero di destinazioni accessibili senza visto, quelle con visto all’arrivo (VOA) e quelle che prevedono una autorizzazione elettronica di viaggio (ETA). Nello stesso tempo la lista indica i passaporti più “potenti”, vale a dire quelli che consentono di viaggiare con meno burocrazia.
Anche quest’anno, in Africa, Seychelles, Mauritius e Sudafrica si confermano come i più privilegiati in questo senso. La popolazione delle Seychelles, pari a 132.779 abitanti, può recarsi in 100 paesi al mondo senza bisogno di richiedere un visto, in 44 paesi può ottenere un visto all’arrivo, mentre il visto è per loro obbligatorio solo in 50 paesi.
Per i cittadini delle Mauritius – 1.268.280 – non occorre il visto per 94 paesi, visto all’arrivo in 40 paesi, visto richiesto in 57 paesi e semplicemente ETA per l’ingresso in 7 paesi.
Infine il Sudafrica – quasi 65 milioni di abitanti – nella rosa dei tre in cima alla classifica. Chi possiede un passaporto sudafricano non deve preoccuparsi di ottenere un visto per 59 paesi, visto all’arrivo per 45 destinazioni, ETA per 5 e visto richiesto per 89.
Gli altri passaporti nei primi dieci sono quelli di Botswana, Marocco, Lesotho, Swaziland, Namibia, Malawi, Kenya. I passaporti più deboli in assoluto sono quelli di Somalia, Eritrea, Sud Sudan, Libia e Rd Congo che rimangono in fondo alla classifica, offrendo accesso senza visto a meno di 45 destinazioni.
Dal canto suo l’Henley Passport Power Index classifica i passaporti anche in base alla percentuale di PIL globale a cui i loro cittadini possono accedere senza visto. In base a questo parametro, Mauritius detiene il primo posto (con accesso a circa il 55% del PIL globale) grazie ai legami più forti con le principali economie.
Il passaporto italiano in Africa
Ma in quali paesi africani è più agevole viaggiare con un passaporto italiano, dunque europeo dell’area Schengen? Per gli italiani sono previste 185 destinazioni al mondo senza visto.
Tra queste, in Africa, Angola, Botswana, Capo Verde, Eswatini, Lesotho, Mauritius, Marocco, Sao Tome e Principe, Senegal, Sudafrica, Gambia, Tunisia, Zambia. Per molti altri basta un’ETA o si può fare il visto all’arrivo.
Sono di più invece i paesi che richiedono ai possessori di passaporto italiano di ottenere il visto prima di mettersi in viaggio: Algeria, Benin, Burkina Faso, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica democratica del Congo, Repubblica del Congo, Costa d’Avorio, Guinea Equatoriale, Eritrea, Gabon, Ghana, Guinea, Liberia, Libia, Malawi, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Togo, Uganda.
Per l’Africa passaporti deboli
Insomma, il concetto di libera circolazione rimane ancora una strada tutta in salita. Ma sicuramente va peggio ai viaggiatori africani che nella maggior parte dei casi devono fare salti mortali, file interminabili, stressanti interviste ai consolati, presentare documenti di ogni sorta e spesso, nonostante questo, vedersi rifiutato il visto.
L’Africa è la regione con la percentuale maggiore di dinieghi, persino ad artisti, intellettuali, scienziati. Una sorta di “pregiudizio predeterminato” che evidenzia il doppio standard quando si tratta di diritto alla mobilità.
L’UE guadagna sui dinieghi
E se il rifiuto del visto per l’area Schengen provoca delusioni, frustrazioni, persino drammi familiari, è invece addirittura fonte di guadagno per l’Europa.
Infatti, ogni domanda di visto Schengen costa intorno ai 100 euro, denaro che però non viene restituito in caso di rigetto della richiesta. Secondo una stima del collettivo di ricerca su migrazioni e cultura LAGO, gli africani hanno perso quasi 60 milioni di euro nel 2024 (56,3 milioni l’anno precedente) a causa del rifiuto delle loro domande.
USA: visti sospesi per 75 paesi
Probabilmente i disagi continueranno ad aumentare anziché diminuire. Soprattutto per quanto riguarda i movimenti verso e dagli Stati Uniti. L’amministrazione Trump ha sospeso l’elaborazione dei visti per 75 paesi. Sarebbero almeno 26 i paesi africani coinvolti.
Si tratta di Algeria, Camerun, Capo Verde, Costa d’Avorio, Repubblica democratica del Congo, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea, Liberia, Libia, Marocco, Nigeria, Repubblica del Congo, Rwanda, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania, Togo, Tunisia e Uganda.
La nuova lista, come fa notare The Africa Report, comprende un mix di paesi con cui gli Stati Uniti hanno rapporti difficili (Sudafrica, Somalia, Eritrea) e potenze regionali (Nigeria, Etiopia, che insieme contano un quarto della popolazione del continente), ma anche alleati chiave degli USA (Egitto, Marocco, Costa d’Avorio) e paesi che gli Stati Uniti corteggiano per i loro minerali (Repubblica democratica del Congo, Rwanda, Guinea).
Nella lista figurano anche tre dei cinque paesi – Gabon, Senegal, Liberia – che Trump ha invitato al suo pranzo di lavoro con i leader africani lo scorso anno. E anche paesi, come il Ghana, con cui gli USA hanno sempre avuto rapporti cordiali. Oltretutto in questo paese esiste una base militare USA assai strategica ma assai criticata dalle forze di opposizione che da tempo ne chiedono la chiusura.
Blocchi reciproci
Fatto sta che l’Africa di oggi non è quella di decenni fa. Il suo ruolo geopolitico ed economico è molto chiaro ai governi locali. Non a caso alcuni di loro si stanno muovendo per riequilibrare le relazioni. E molti lo stanno facendo proprio a proposito della libertà di movimento e dunque alla concessione dei visti.
Ad esempio il governo namibiano dallo scorso anno ha introdotto l’obbligo di visto per i cittadini statunitensi che prima avevano invece accesso libero. Più recentemente, Mali e Burkina Faso hanno annunciato il loro piano di applicare divieti di visto reciproci ai cittadini degli Stati Uniti, appunto poche settimane dopo che il presidente Donald Trump aveva incluso i paesi dell’Africa occidentale in un primo elenco ampliato di divieti di viaggio.