L'avvocato George Bizos con un quadro dell'amico di una vita, Nelson Mandela (Credit: unfoldtimes.com)

George Bizos, morto l’8 settembre a 92 anni, era un avvocato di professione e il suo nome è legato indissolubilmente a quello di Nelson Mandela, di cui fu consulente e amico per tutta la vita. Era arrivato in Sudafrica all’età di 13 anni, dopo essere fuggito dalla Grecia, paese natale, all’epoca occupata dai nazisti.

Negli anni ’50, completati gli studi universitari in giurisprudenza, conosce Nelson Mandela che insieme a Oliver Tambo aveva aperto a Johannesburg il primo studio legale gestito da neri. A differenza della maggioranza dei bianchi sostenitori del regime razzista dell’apartheid, Bizos solidarizza con la causa di liberazione condotta da vari movimenti e con l’African national congress (Anc) in particolare.

Nel processo di Rivonia del 1963-64 sarà lui a suggerire a Mandela, accusato di alto tradimento e sovversione insieme ad altri leader della lotta di liberazione, a limare il suo discorso di autodifesa.

Attenuando il tono aggressivo della presentazione di Madiba, in cui si diceva disposto anche a morire per la causa della liberazione, aveva fatto aggiungere le parole “se necessario”. Non una sottigliezza da poco se si tiene conto che il processo poteva concludersi, come era stato richiesto dal pubblico ministero, con la pena di morte per lui, Walter Sisulu e altri imputati. Pena che fu invece commutata in ergastolo.

Nel 1986, quando Mandela era ancora in carcere, fu per iniziativa di Bizos che iniziò la comunicazione tra il più noto prigioniero politico, il partito nazionalista bianco e l’Anc. Furono i primi, determinanti passi che portarono alla legalizzazione dell’Anc, ai negoziati tra partito al potere e l’opposizione, e infine alla nascita del Sudafrica democratico nel 1994.

Tesserato dell’Anc, da quando il partito divenne legale, Bizos contribuì alla elaborazione della nuova Costituzione sudafricana.

Di fronte alla Commissione verità e riconciliazione, guidata dall’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, rappresentò i famigliari degli eroi anti-apartheid Stephen Biko, Chris Hani, Ahmed Timol e Neil Aggett, uccisi dal regime.

Nel 2004, in Zimbabwe, difese in tribunale il leader dell’opposizione Morgan Tsvangirai che uscì assolto dall’accusa di aver complottato per l’uccisione dell’allora presidente Robert Mugabe.

Bizos fu anche l’avvocato difensore dei 34 minatori massacrati dalla polizia sudafricana il 16 agosto 2012 a Marikana, assicurando l’indennizzo dello stato per le loro famiglie.

Pur continuando a essere fedele membro dell’Anc, non mancava di manifestare il suo disappunto per errori e inadempienze del partito, al potere dal 1994. Come fece nel 2013 nell’elogio funebre per salutare l’amico di una vita, quando ammise: “Noi non siamo stati capaci di seguire la visione di Mandela”.

Nonostante ciò, Bizos non smise mai di vedere il bicchiere mezzo pieno: “Sono sempre stato ottimista e sarò sempre ottimista”, amava ripetere.