L'AFRICA DIETRO LE SBARRE – DOSSIER GIUGNO 2017

L’esercizio della misericordia è al centro della cura pastorale carceraria di un prete che si mette al servizio di tutti senza fare distinzioni. «Non risolviamo i problemi di nessuno, ma cerchiamo di camminare al fianco di chi è stato meno fortunato di noi».

La Casa di reclusione di Milano Opera è la più grande delle 225 carceri italiane e ospita circa 1.300 detenuti con condanne definitive. Concepita come struttura di massima sicurezza, ha oggi tutte le sezioni tipiche del carcere giudiziario e penale con esclusione del carcere femminile, di quello minorile e quello per i reati a sfondo sessuale. A prestare servizio nella cappellania siamo due preti, io e don Francesco, insieme ad altri collaboratori e associazioni di volontariato.

Della popolazione ristretta di Opera, il 25% è composto da stranieri comunitari ed extracomunitari. Dalla Comunità europea, i rumeni rappresentano la percentuale più consistente; gli altri provengono da America Latina, Albania, Marocco, Egitto, Tunisia, Nigeria e Senegal. Ma, in una Casa circondariale come San Vittore, dove vengono portate le persone appena arrestate, la presenza degli stranieri è attorno al 65-70%.

L’80% degli stranieri nel carcere di Opera ha legami con la famiglia, che in genere risiede a Milano e nei comuni vicini: questa scelta dell’amministrazione penitenziaria riduce quegli spazi di disagio che, altrimenti, si verrebbero a creare per la mancanza di un contatto affettivo con i famigliari.

Il 30% degli stranieri è dato da giovani adulti che non superano i 25 anni e che vivono in quelle fasce di disagio dove agisce la microcriminalità. Di qui, reati come i piccoli furti e lo spaccio di sostanze stupefacenti legato anche alla tossicodipendenza.

 

Assistenza spirituale

Dal punto di vista religioso la maggioranza dei detenuti di Opera è cattolica; il 15% circa è musulmano; un altro gruppo consistente è cristiano ortodosso; ci sono poi piccoli gruppi di cristiani evangelici e di Testimoni di Geova. Una minima parte si dichiara non-credente. Agli ortodossi manca una figura religiosa che li accompagni nel cammino di fede. Quando serve, noi cappellani, facciamo da tramite per contattare qualche prete della loro comunità. Per i musulmani, in genere, uno di loro, un po’ più istruito, guida la preghiera in una saletta adibita a moschea.

Tutti coloro che desiderano iniziare o riprendere un cammino di fede sono in questo modo seguiti dal rispettivo ministro di culto. Da qualche tempo, la diocesi di Milano ha aperto un tavolo di lavoro interreligioso al quale sono …

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Foto di Fabrizio Villa

Elaborazione dati di Stefano Daddi

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