Ghana: monito dei vescovi sulla rimozione della presidente della Corte Suprema
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La conferenza episcopale lancia un allarme sullo stato della democrazia nel paese, citando anche le recenti violenze elettorali
Ghana: monito dei vescovi sulla rimozione della presidente della Corte Suprema
25 Luglio 2025
Articolo di Redazione
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Gertrude Sackey Torkorno

“La rimozione del presidente della Corte Suprema in carica è una questione di rilevanza nazionale”. Con queste parole la Conferenza episcopale cattolica del Ghana (GCBC), pur se con un ritardo di mesi dalla sospensione di Gertrude Sackey Torkornoo il 22 aprile scorso, da parte del presidente John Mahama, ha denunciato la decisione della sua rimozione.

“La rimozione dal suo incarico – afferma un comunicato firmato da Mons. Matthew Kwasi Gyamfi, vescovo di Sunyani e presidente della Conferenza episcopale del Ghana – è un processo che va scrupolosamente guidato dai principi costituzionali, da un’assoluta equità delle procedure, e da un chiaro rispetto del principio della separazione dei poteri”.

L’ex presidente della Corte era stata sospesa sulla base di tre petizioni, il cui contenuto non è stato reso noto. È la prima volta che una tale decisione viene presa nei 68 anni di storia del Ghana dopo l’indipendenza.

La procedura di rimozione ha provocato un ampio dibattito politico e legale, in particolare sul delicato equilibrio tra potere esecutivo e giudiziario, come richiamato dai vescovi nel loro messaggio.

La richiesta di sospensione del procedimento a suo carico, presentata presso la Commissione d’inchiesta in maggio da Gertrude Torkornoo, era stata respinta per motivi procedurali.

Denunciando la negazione di un giusto processo e il danno alla sua reputazione, la presidente si è ora rivolta alla Corte di Giustizia della Comunità economica degli stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS/CEDEAO) ad Abuja, in Nigeria, che ha giurisdizione sulle violazioni dei diritti umani commesse dagli stati membri, che includono il Ghana.

Un’altra sentenza sul suo caso è attesa per il 31 luglio presso la Divisione diritti umani dell’Alta Corte di Accra.

Nel loro comunicato i vescovi sostengono che la decisione contro la Torkornoo non è tuttavia un caso isolato, bensì un campanello d’allarme sullo stato della democrazia nel paese, e citano a riprova le violenze avvenute lo scorso 11 luglio, durante la ripetizione delle elezioni parlamentari nella circoscrizione elettorale di Ablekuma North.

Chiedendo un’approfondita indagine sugli incidenti allora verificatisi, i prelati concludono scrivendo: “Condanniamo inequivocabilmente ogni forma di violenza elettorale, specialmente la brutalizzazione dei cittadini, inclusi i giornalisti”.

La ripetizione del voto a Ablekuma North si era svolta in seguito alle irrisolte controversie dopo le contrastate elezioni generali di dicembre 2024, quando, secondo il rapporto dell‘Institute for War and Peace, almeno sei persone erano decedute, colpite da armi da fuoco nelle violenze verificatesi.

Questo nonostante l’impegno allora assunto dai gruppi politici, in particolare dai due partiti maggioritari, il New Patriotic Party (NPP) al governo e il National Democratic Congress (NDC) all’opposizione, a prevenire gli scontri che, peraltro, già nelle elezioni del 2020 avevano provocato otto vittime e numerosi feriti.

In un comunicato pubblicato subito dopo la chiusura delle urne a Ablekuma, il Consiglio Nazionale di Pace (NPC), di cui fa parte anche il vicepresidente della GCBC, Mons. Emmanuel Kofi Fianu,  aveva espresso gravi preoccupazioni per le segnalazioni di aggressioni fisiche non solo a danno di persone singole e giornalisti ma anche di un ex ministro del governo.

«Azioni simili – si leggeva nel comunicato – non sono soltanto episodi isolati ma costituiscono una chiara violazione dei diritti delle persone e minacce alla pace e alla stabilità del Ghana».

Le ripetute aggressioni al personale dei media durante i processi elettorali mette a rischio la loro incolumità. Lo scorso febbraio, ad esempio, cinque giornalisti erano stati aggrediti mentre seguivano le elezioni del Consiglio di stato nella regione di Ashanti.   

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