Omar al Mukhtar
Ha denigrato la democrazia, accusato gli Stati Uniti di terrorismo, chiesto agli fondi per il controllo delle coste e, soprattutto, stretto affari. Ma Gheddafi in Italia ha anche parlato di colonialismo, un tema di cui gli italiani non amano parlare. L’approfondimento di Nigrizia.

Terzo giorno di visita ufficiale in Italia per il leader libico Muammar Gheddafi. Terzo giorno di contestazioni, dopo quelle della società civile, dei parlamentari, degli studenti e Omar al Mukhtar puntata sulla giacca al suo arrivo a Roma, alla denigrazione del partitismo (un aborto della democrazia); dal paragone tra Stati Uniti e Bin Laden, alla richiesta di altri soldi per bloccare i flussi migratori.

Venerdì è stato il primo vero giorno di affari, grazie all’incontro con la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e gli imprenditori italiani, durante il quale Gheddafi ha promesso all’Italia quello di cui il nostro paese ha bisogno “un accesso favorito alle risorse petrolifere della Libia”, dato che Roma è il primo partner commerciale della Libia.

D’altra parte, gli interessi libici in Italia non fanno che crescere: venerdì mattina il colonnello ha incontrato nella sede romana di Confindustria la presidente Emma Marcegaglia e un gruppo di imprenditori, tra cui l’amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti, quello di Unicredit Alessandro Profumo e l’ad di Enel Fulvio Conti. Nei mesi scorsi infatti Tripoli aveva manifestato l’intenzione di investire nell’aumento di capitale lanciato da Enel per 8 miliardi di euro. Anche in Eni Tripoli vorrebbe aumentare il capitale, che potrebbe salire dall’1 al 5%.

Proteste contro GheddafiUna richiesta che non dà però una risposta alle pesanti critiche degli studenti e della società civile sul trattamento dei migranti e dei rifugiati in Libia (quasi ignorando, tra l’altro, la repressione e la mancanza di libertà nella stessa Libia). Secondo il leader libico i migranti non meritano aiuto perché non sono rifugiati, ma inseguono solo il sogno di una vita più agiata, una visione che si sposa perfettamente con quella del governo e del pacchetto sicurezza, dichiarato incostituzionale anche dal Consiglio superiore della Magistratura. La soluzione libica all’immigrazione è il denaro: Gheddafi invita a coprire di soldi gli stati africani (in molti casi guidati da regimi corrotti e illiberali), che si occuperanno di risolvere il problema.

Tra le tante affermazioni di Gheddafi sotto accusa, un tema ci sentiamo in dovere di sottolineare: il richiamo al passato colonialista dell’Italia e dell’Europa, avvertito come “fastidioso”, perché “legato ad un passato ormai lontano”. Ma con quel passato l’Africa, l’America latina e l’Asia continuano a fare i conti. Gheddafi ha infilato il dito in una piaga che gli italiani fingono di non vedere: il colonialismo fascista e le atrocità commesse dai nostri soldati. E la tesi che si tratti di una pagina ormai chiusa non regge: la richiesta di un risarcimento concreto, oltre che morale è sacrosanta. La proposta è stata avanzata dallo stesso Gheddafi nel corso del suo intervento all’Università la Sapienza a Roma: i leader del G8 affinché si scusino per il loro passato colonialista e risarciscano i popoli colonizzati, che non sono poveri ma “impoveriti”.

L’approfondimento di Nigrizia:

Gheddafi il colonizzatore, Riccardo Barlaam, Nigrizia di dicembre 2008
Omar al Mukhtar, credente e stratega, Angelo del Boca, Nigrizia di aprile 1998
Il Gheddafi che non ti aspetti,  Andrea Semplici, Nigrizia di aprile 1998

Sulla visita di Gheddafi in Italia:

Io non respingo, 9 giugno