Gli affari a Tripoli
La Libia vuole entrare nel capitale dell’holding italiana. Ma è da anni che Tripoli rappresenta la quarta sponda del business del gruppo di piazza Monte Grappa e punto strategico degli affari in Africa.

L’idea eccita la giostra dei mercati finanziari. Tanto che appena si sussurra che Gheddafi vorrebbe mettere il suo piedino d’oro dentro la cassaforte armata italiana, le azioni di Finmeccanica schizzano in alto.

Ormai non è più neppure smentita la volontà dei fondi sovrani libici di acquisire una piccola quota (2%?) del capitale del gruppo di piazza Monte Grappa. Sarebbe l’ultimo tassello di un puzzle che vede Tripoli fare shopping strategico nella terra ex colonizzatrice, avendo già acquisito il 4,9% di Unicredit, l’1% di Eni e il 2% di Fiat.

Con Finmeccanica, poi, il feeling dura da tempo. Al quartier generale dell’holding armiera italiana, controllata dal Tesoro e guidata da Pier Francesco Guarguaglini, hanno definito il mercato libico la “quarta sponda”, dopo quella italiana e inglese (considerati mercati domestici), quella statunitense e quella russa. Un dossier, quello dedicato a Tripoli e custodito ai piani alti di Finmeccanica, che ha quattro punti di forza: l’elettronica per la difesa, gli elicotteri, gli aerei e i mezzi ferroviari.

Guarguaglini, poi, partirà la prossima settimana alla volta della Libia, per concludere accordi industriali. Lo scrive oggi il Sole 24 Ore, aggiungendo che, secondo indiscrezioni, sono in arrivo contratti nel segnalamento ferroviario per Ansaldo StsUno degli affari più importanti si è realizzato già nel 2008, tramite la Selex Sistemi Integrati, che ha fornito sistemi satellitari per il controllo dei confini meridionali della Libia, per un costo di 300 milioni di euro. E a giugno, al salone aerospaziale del Bourget, a Parigi, il ministro dell’interno Roberto Maroni ha annunciato altri accordi per la realizzazione di sistemi  di controllo radar-satellitari delle frontiere meridionali di Tripoli, con Finmeccanica ancora al centro del business.

 E un’altra intesa destinata a decollare è quella raggiunta dall’holding italiana con Gheddafi nel 2006. Il gruppo di Guarguaglini, Augusta Westland (sempre legata al colosso italiano) e la Libyan Company for Aviation Industry avevano sottoscritto un accordo per costituire una joint venture denominata Liatec (Libyan Italian Advanced Tecnology Company), con sede a Tripoli, e che ha come compito quello di rimettere in efficienza e modernizzare le attuali flotte di elicotteri e aerei libici. Come ciliegina sulla torta, l’Augusta Westland, in concomitanza con l’annuncio della firma, ottenne dalla Libia l’assegnazione di una commessa per 24 elicotteri A 109E Power, per un appalto milionario.

Ma l’affare è ben più ampio di quanto possa superficialmente apparire. E ha riflessi assai rilevanti per il business Finmeccanica in Africa. Infatti, la neo società beneficia di diritti commerciali per la vendita di elicotteri, assemblati localmente, in un certo numero di paesi del continente. Inoltre, la Liatec sarà in grado di rifornire molti paesi dell’area di sistemi elettronici e terrestri, oltre all’assistenza tecnica, la manutenzione e le parti di ricambio. Segno che il gruppo italiano punta diritto anche sul mercato africano.

L’anno scorso, infine, i riflettori mediatici si sono accesi anche sul business ferroviario. Grazie alle sue alleanze moscovite, infatti, Finmeccanica è in prima fila per la fornitura di treni ad alta velocità e sistemi di segnalazione alla Transafricana, la ferrovia destinata a collegare Marocco, Algeria, Tunisia e Libia entro il 2013. (Giba)