Gibuti

Venerdì scorso a Gibuti, alla presenza del presidente, Ismail Omar Guelleh, e del primo ministro etiopico, Hailemariam Desalegn, è stato inaugurato il porto di Doraleh (Doraleh multipurpose port – Dmp).

Il porto, che si estende su 690 ettari, è costato 590 milioni di dollari e si classifica come il più moderno dell’Africa. E’ stato finanziato in parte dall’autorità gibutina per i porti e le zone franche (Djibouti ports and free zones authority – Dpfza) e in parte dalla multinazionale cinese China merchant holding (Cmhc). Le attrezzature sono state tutte fornite da un’altra compagnia cinese.

Gibuti si trova al centro delle reti commerciali che connettono l’Asia, l’Africa e l’Europa e funge da porta d’ingresso per una delle regioni del mondo con la più forte crescita economica. Con l’entrata in funzione del porto di Doraleh, Gibuti consolida anche la sua posizione di punto chiave sulla “via marittima della seta”, la rete di snodi commerciali programmati dalla Cina sulle coste di Africa, Asia ed Europa.

Si prevede che, da Doraleh transiteranno un minimo di 30.000 navi all’anno. Vi saranno mobilitate il 59% di merci provenienti dall’Asia, il 21% dall’Europa e il 16% dai paesi africani. Alla cerimonia inaugurale, Aboubaker Omar Hadi, presidente del Dpfza, ha sottolineato che con l’entrata in funzione del nuovo porto, Gibuti si conferma come il maggior hub commerciale dell’Africa, dotato di alcune delle infrastrutture più tecnologicamente avanzate del continente.

Il progetto faciliterà enormemente anche il traffico delle merci nei paesi del Corno d’Africa e dell’Africa orientale e centrale. Il porto è anche di particolare importanza per lo sviluppo economico e commerciale dell’Etiopia. Tra Addis Abeba e Gibuti infatti, è recentemente entrata in funzione anche una moderna ferrovia, lunga 752 km, che permetterà un trasporto delle merci veloce ed integrato. (African Review)