Gibuti / Cina

E’ iniziata questa settimana a Gibuti la costruzione di una zona franca finanziata dalla Cina. Con un’estensione di 48 chilometri quadrati, sarà la più grande dell’Africa. Sarà costruita dalla Dalian Port Corporation Limited, la più grande compagnia pubblica cinese per la gestione dei porti. Sarà gestita congiuntamente dalla China Merchants Holdings e dalla Djibouti Ports and Free Zone Authority. Si pone l’obiettivo di commercializzare beni per un valore di 7 miliardi di dollari nei primi due anni di attività. Questa zona franca fa parte di una rete di strutture commerciali, in una sessantina di paesi, che ha lo scopo di rafforzare la presenza di Pechino sui mercati internazionali. 

Ditte cinesi stanno anche costruendo due nuovi aeroporti – costo 599 milioni di dollari – e ampliando il porto di Doraleh, di fatto un’estensione di quello di Gibuti – costo 590 milioni di dollari – che sarà attivo entro quest’anno.

Gibuti è già il polo commerciale dell’Etiopia. Dal suo porto passa il 95% delle merci importate ed esportate dal più popoloso paese della zona, 100 milioni di abitanti in veloce crescita. Dopo il gasdotto, nei giorni scorsi è stata inaugurata anche la nuova ferrovia che unisce le capitali dei due paesi. La ferrovia, pure finanziata in gran parte alla Cina, faciliterà enormemente il traffico, riducendo a dieci ore un viaggio che durava almeno 3 giorni. Ma Gibuti punta ad espandere il suo ruolo. Il presidente dell’Autorità gibutiana per i porti e la zona franca, Aboubaker Omar Hadi, ha dichiarato che intende diventare il polo commerciale privilegiato anche per la Somalia, il Sud Sudan e i paesi della zona dei Grandi Laghi.

La partnership tra la Cina e Gibuti è dunque di fondamentale importanza per entrambi i paesi. Non è un caso che Pechino stia costruendo la sua prima base militare fuori dai confini proprio ad Obock, nel nord del piccolo paese africano dalla enorme importanza strategica e dalle grandi ambizioni. Gibuti controlla infatti lo stretto del Bab el Mandeb, tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden, e dunque le rotte commerciali tra l’Europa e l’Asia. Si affaccia inoltre sulla Penisola Arabica e sul Medio Oriente, dove in questi anni turbolenti e drammatici si stanno ridefinendo i rapporti di forza nel mondo musulmano e le relazioni internazionali globali. (Cnbc Africa)