Gibuti / Economia

Il governo di Gibuti ha annunciato, giovedì 22 febbraio, la nazionalizzazione del porto commerciale (Doraleh Container Terminal – DCT), gestito dagli Emirati Arabi Uniti (EAU). La motivazione ufficiale della fine della collaborazione tra il governo gibutino e la DP World – quarto operatore portuale al mondo – è il rifiuto della compagnia di stabilirsi “amichevolmente” sul territorio del paese del Corno. Ora, il DCT passerà sotto l’autorità della Doraleh Container Terminal Management Company (SGTD), compagnia della quale lo stato gibutino detiene il 100% delle azioni.

La DP World aveva vinto una concessione di 30 anni, nel 2006, per la gestione del DCT. Il porto di Doraleh, aperto nel 2009, è fondamentale per la vicina Etiopia, gigante senza sbocchi sul mare il cui 95% delle importazioni nazionali passa attraverso Gibuti.

Secondo alcune fonti citate da Al Jazeera, l’inasprimento delle relazioni tra i due paesi iniziò quando Gibuti negò il permesso di costruzione di una base militare emiratina sul proprio territorio. Per gli Emirati, come per tutti gli attori internazionali, Gibuti gode di una posizione strategica sullo stretto di Bab al-Mandeb, che dà accesso al Mar Rosso, sulla rotta di navigazione dall’Europa al Golfo.

Il ministero dei Trasporti gibutino ha dichiarato che il governo ha agito in conformità alla legge, mentre la DP World lo accusa di aver preso “illegalmente” possesso del terminal, affermando che chiederà un arbitrato internazionale per proteggere i propri diritti.

Il piccolo stato del Corno ospita una base militare americana, dalla quale partono le missioni dirette in Somalia, una base cinese e la prima base militare giapponese costruita fuori dal territorio nipponico dopo la Seconda guerra mondiale. Anche l’Arabia Saudita ha annunciato di recente la costruzione di un suo insediamento militare. Gli Emirati, invece, si sono posizionati ad Assab, in Eritrea, e nel Somaliland. (Al Jazeera / AbcNews)