Energia e crescita economica / Previsioni al 2040
La coperta sarà ancora corta, ma l’Agenzia internazionale dell’energia stima che, nell’arco di 25 anni, un miliardo di abitanti dell’Africa subsahariana disporrà di elettricità. Esponenziale l’incremento della produzione di gas naturale, con export verso l’Asia e con un forte aumento della domanda interna. In decisa crescita la produzione di carbone fossile, stabile quella petrolifera. Opportunità anche per l’Europa.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), all’orizzonte del 2040 sono attesi enormi progressi in Africa. A quella data, un miliardo di persone nell’Africa subsahariana dovrebbero avere accesso all’elettricità: oggi sono 290 milioni. Ma 530 milioni di abitanti delle aree rurali saranno ancora privi di energia elettrica, predicono gli autori del rapporto Africa Energy Outlook (Aeo).

È previsto che la produzione di elettricità passi dai 90 gigawatt (gw) nel 2012 ai 385gw del 2040. Si assisterà a una diversificazione dell’approvvigionamento energetico, con il carbone ancora dominante in Africa australe, con l’energia geotermica nell’Africa orientale, con lo sviluppo un po’ ovunque dell’idroelettricità (pensiamo a Inga sul fiume Congo in Rd Congo o a Mpanda Nkuwa sul fiume Zambesi in Mozambico) e con l’utilizzo crescente di gas naturale.

Anche le energie rinnovabili dovrebbero conoscere un balzo in avanti, arrivando a 170gw nel 2040 partendo dai 20gw del 2012. L’energia solare avrà picchi produttivi soprattutto in Nigeria e in Sudafrica (in quest’ultimo paese avrà un ruolo crescente l’energia eolica, come anche in Namibia). In Africa orientale, si segnala lo sviluppo dell’energia geotermica con la centrale d’Olkaria, mentre in Etiopia avrà nuovo impulso l’energia idroelettrica tratta dalle dighe sul Nilo in via di costruzione. Anche la domanda di bioenergia è destinata a crescere del 40%, accentuando lo stress sulle foreste.

Oggi l’Africa subsahariana pesa pochissimo quanto a emissione di CO2 e anche tra 25 anni non supererà il 3% delle emissioni mondiali. Ma intanto subisce i rischi dei cambiamenti climatici. I progetti idrogeologici possono risentirne, come si è potuto costatare in relazione alla portata del bacino del fiume Congo a causa del basso livello delle acque dell’Oubangui e dei laghi Kivu e Tanganica.

Una delle grandi sfide è quella di controllare il settore della legna da ardere e del carbone di legna, che oggi opera largamente fuori dall’economia formale e la cui produzione e commercio sono talora nelle mani del crimine organizzato o di gruppi armati. E gli stati (Rd Congo e Tanzania tra gli altri) hanno mezzi limitati per promuovere uno sfruttamento sostenibile delle foreste.

Si tratta di rovesciare la tendenza. Il rapporto cita la regione di Bugesera in Rwanda, completamente disboscata dai carbonai negli anni ’80 e oggi rimboschita con eucalipti: non a caso il Rwanda è uno dei rari paesi dove la copertura forestale si è estesa nel corso degli ultimi anni. Tra gli sforzi necessari, l’Aeo raccomanda siano messi a disposizione delle famiglie dei focolai migliorati con biomassa che offre una maggiore efficacia energetica.

Riorientare gli investimenti
Beninteso, l’Africa subsahariana rimane un importante produttore petrolifero e la domanda andrà crescendo per parecchi anni. Si passerà dai 5,8 milioni di barili al giorno nel 2013 ai 6,2 del 2020 per poi deflettere a 5,3 nel 2040. La Nigeria non rispetterà questa tendenza: 2 milioni di barili al giorno diventeranno 3 nel 2040. Più in linea con la tendenza generale è l’Angola che dai 1,9 barili al giorno calerà a 1,2. Lo stesso si può dire per Sud Sudan, Uganda e Rd Congo. (…)

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