INCONTRI E VOLTI – MARZO 2017
Alex Zanotelli

È la prima volta che mi occupo dei problemi connessi al gioco d’azzardo. È la stata la realtà del rione Sanità a coinvolgermi e a farmi riflettere. Innanzitutto perché qui nel quartiere sono numerose le persone che giocano: abbiamo una situazione economica difficile, eppure gli impoveriti sono attratti dal gioco. E si crea un circolo vizioso gioco-usura-camorra – c’è chi per giocare si fa prestare i soldi dagli usurai, i quali sono collegati dalla camorra – che non deve passare sotto silenzio.

In più ho avuto anche l’opportunità e il beneficio di accompagnare un gruppo di “giocatori anonimi”, persone che cercano di superare la dipendenza dal gioco. È stata una bella esperienza che mi ha aperto gli occhi e consentito capire meglio le ricadute sociali del gioco d’azzardo. Devo anche dire che ha molto insistito perché mi impegnassi su questo fronte fratel Ivan Cremonesi, un comboniano che oggi lavora a Kinshasa (Rd Congo).

Del resto, un recente servizio di Fabrizio Gatti sul settimanale L’Espresso ha fornito cifre aggiornate e ha evidenziato che in Italia nel 2016 si sono spesi 95 miliardi di euro nel gioco d’azzardo, il 4,7% del Pil. Sono 800mila le persone che hanno un disturbo del comportamento definito come gioco d’azzardo patologico. E 1,7 milioni sono a rischio.

Davanti alla gravità di questa situazione ho pensato allora di rivolgermi alla Fondazione Giuseppe Moscati di Napoli, presieduta dal gesuita Massimo Rastrelli, che si batte contro l’usura. Dopo un anno di colloqui e incontri, e aiutati dall’avvocato Pasquale Riccio che lavora per la Fondazione, abbiamo maturato l’idea di avviare il percorso per una legge di iniziativa popolare.

Il 10 febbraio in una sala dei gesuiti in Piazza del Gesù, ci siamo confrontati, abbiamo raccolto adesioni e abbiamo avviato questa iniziativa. Sono della partita varie Fondazioni antiusura, Libera di don Ciotti, la Confconsumatori e numerose altre realtà.

La prima bozza di questa legge di iniziativa popolare chiede tre cose. Primo: il divieto di installazione di apparecchi da gioco negli esercizi pubblici. Secondo: il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, soprattutto da parte dello stato, che oggi sta investendo in pubblicità e nel contempo invita a giocare con moderazione. Terzo: la fissazione delle distanze da luoghi sensibili come scuole, chiese ecc.

Nel convegno del 10 febbraio ci siamo detti chiaramente che prima di muovere dei passi formali dobbiamo avere di fronte un quadro politico sufficientemente definito e stabile. Oggi la situazione non consente di capire se e quando ci saranno le elezioni e se l’esecutivo Gentiloni porterà a compimento la legislatura.

Pensiamo comunque di iniziare la raccolta delle firme verso ottobre di quest’anno. Nel frattempo cerchiamo di incrementare il numero delle associazioni aderenti. Vorremmo, per esempio, coinvolgere le organizzazioni sindacali. L’obiettivo non è di raccogliere semplicemente le 50mila firme necessarie per presentare la proposta di legge, ma di arrivare almeno al milione così da avere un certo impatto sull’opinione pubblica. È necessario infatti creare maggiore consapevolezza intorno ai danni provocati dal gioco d’azzardo.

Sono contento che questo segno di speranza parta da Napoli e dalla Campania.