In aumento arresti e sparizioni
Per nulla confortante l’aggiornamento sul numero di giornalisti incarcerati, sequestrati o scomparsi, pubblicato da Reporter senza Frontiere. Turchia, Cina, Siria, Iran ed Egitto sono ancora le più grandi prigioni al mondo per gli operatori dell’informazione.

Reporter senza frontiere (Rsf) ha pubblicato il Worldwide Round-up 2016, un aggiornamento dell’ultimo rapporto che stila il bilancio annuale dei giornalisti attualmente reclusi, tenuti in ostaggio o scomparsi in tutto il mondo.

La ricerca condotta dall’organizzazione indipendente, che si batte per la difesa della libertà di stampa nel mondo, ha registrato l’aumento del numero di giornalisti arrestati, legato in particolar modo alla situazione in Turchia, dove oltre cento reporter e operatori dell’informazione si trovano in prigione.

Secondo i dati raccolti da Rsf, 348 giornalisti sono oggi detenuti, con un incremento del 6% rispetto al 2015, mentre 52 sono tenuti in ostaggio: nove in meno rispetto a un anno fa. Oltre alla Turchia, gli altri tre paesi dove sono incarcerati il maggior numero di giornalisti sono Cina (103), Siria (28), Egitto (27) ed Iran (24).

La repressione dei giornalisti in Egitto

Nel paese africano è in corso un giro di vite da parte del regime di Abdel Fattah al-Sisi contro i media e la libertà di espressione che attualmente costringe in carcere 27 giornalisti. Molti di essi sono stati condannati a lunghe pene detentive, semplicemente per aver seguito o partecipato a manifestazioni politiche dei Fratelli Musulmani, partito islamista dichiarato illegale.

Il report mette in rilievo la figura del giornalista egiziano Mahmoud Abu Zeid, conosciuto come Shawkan, arrestato il 14 agosto 2013, mentre stava lavorando per l’agenzia londinese Demotix, per documentare un sit-in dei sostenitori del deposto presidente Mohammad Morsi, in piazza Rabaa al-Adaweya, al Cairo.

La manifestazione pacifica venne interrotta con violenza dall’intervento dell’esercito egiziano che per disperdere la folla, provocò la morte di oltre seicento persone.

Superati ormai i quaranta mesi di detenzione, Shawkan è ancora in attesa di un processo, più volte rinviato. Rischia una condanna all’ergastolo o addirittura la pena di morte per pretestuose accuse di sostegno al terrorismo, omicidio e appartenenza ai Fratelli Musulmani. 

Burundi, dove i giornalisti scompaiono nel nulla

L’ong parigina ha rilevato un solo giornalista scomparso nel 2016, si tratta di un reporter africano: il trentasettenne Jean Bigirimana, del gruppo editoriale Iwacu e dell’agenzia Infos Grands Lacs, arrestato lo scorso 22 luglio nel sud del Burundi.

Bigirimana è stato fermato da agenti del Servizio nazionale di intelligence (Snr) a Muramvya, una cittadina 50 chilometri a est di Bujumbura. Le autorità burundesi hanno inizialmente reso noto che era detenuto in stato di fermo, ma tre giorni dopo hanno categoricamente smentito la dichiarazione.

Da allora nessuna notizia, né sugli autori del fermo, né sul suo luogo di detenzione. Secondo le informazioni raccolte nel rapporto da Reporter senza frontiere, l’arresto di Bigirimana sarebbe stato motivato dal legame di parentela con l’ex portavoce di Nkurunziza, Léonidas Hatungimana, finito nella lista nera del regime.

I giornalisti di Iwacu si sono subito attivati per rintracciare il loro collega e in uno dei numerosi sopraluoghi effettuati nella zona della sua scomparsa hanno rinvenuto due corpi nel fiume Mubarazi, ma lo stato di decomposizione era tale che non è stato possibile identificarli. Le autorità locali non hanno disposto nessuna autopsia o esame del Dna e hanno rapidamente sepolto i due cadaveri.

In risposta alla situazione di crescente pericolo per i lavoratori nel campo dei media, Rsf sta promuovendo la campagna #ProtectJournalists mirata a designare un Rappresentate straordinario delle Nazioni Unite per la sicurezza dei giornalisti. Ad oggi, le numerose risoluzioni dell’Onu sulla protezione degli operatori dell’informazione devono ancora produrre risultati soddisfacenti.