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Il diritto allo studio dovrebbe essere garantito a tutti i giovani in Africa. Non è così però in alcuni paesi che hanno adottato leggi che negano a ragazze incinte e madri adolescenti l’accesso all’istruzione primaria e secondaria. Con conseguenze drammatiche per loro e i loro figli.

Il 16 giugno scorso si è celebrata la “Giornata mondiale del bambino africano” per richiamare l’attenzione sulle condizioni di vita dei fanciulli e dei ragazzi nel continente. Nell’imminenza dell’importante occasione, Human Rights Watch (HRW) ha pubblicato un rapporto nel quale denuncia la condizione di decine di migliaia di ragazze incinte e di giovanissime madri, che sono state espulse o dissuase dal frequentare la scuola in molti paesi africani.

Lo studio di 44 pagine dal titolo “Non dimentichiamo nessuna ragazza in Africa: la discriminazione nell’educazione contro le studentesse incinte e le madri adolescenti”, si basa su una vasta ricerca che HRW ha elaborato per monitorare il riconoscimento del diritto all’istruzione delle ragazze in Africa.

L’ong newyorchese ha esaminato le leggi, le politiche e le pratiche che in ogni singola nazione dell’Unione africana ostacolano o supportano il diritto delle ragazze incinte e delle madri adolescenti all’istruzione primaria e secondaria.

Una ricerca interessante, considerato che l’Africa ha uno dei più alti tassi di gravidanza adolescenziale a livello mondiale, dalla quale emerge che negli ultimi anni molti governi africani si sono impegnati per assicurare che le ragazze e le giovani madri incinte possano frequentare la scuola.

Approcci diversi

Tuttavia, il rapporto rileva che in alcuni Stati come la Guinea Equatoriale, il Burkina Faso, la Sierra Leone e la Tanzania è ancora in vigore il divieto per le ragazze incinte e le madri adolescenti di frequentare le scuole governative.

Riguardo la questione, esattamente un anno fa, durante un discorso pronunciato a Bagamoyo, il presidente tanzaniano John Magufuli aveva espresso una netta chiusura dichiarando che «le ragazze che hanno partorito non potranno più tornare a scuola perché c’è il rischio che incoraggino altre studentesse ad avere rapporti sessuali e a rimanere, a loro volta, incinte».

In altri paesi africani si registra invece un approccio completamente diverso, con l’adozione di leggi o politiche che tutelano l’accesso all’istruzione delle ragazze adolescenti durante la gravidanza e la maternità.

A Capo Verde, in Gabon, in Costa d’Avorio e in Rwanda alle ragazze è garantito il diritto di continuare la scuola durante la gravidanza e dopo il parto. Mentre in altri sei paesi, come il Benin e la Nigeria, sono in vigore leggi che tutelano il diritto all’istruzione delle ragazze incinte e delle madri in età adolescenziale. E altri quindici nazioni africane, tra cui Camerun, Mozambico, Sudafrica e Zambia, hanno adottato politiche di “rientro” condizionale.

Tuttavia, le leggi e le politiche che garantiscono il “rientro” spesso presentano alcuni punti poco chiari o includono direttive umilianti, come lo screening obbligatorio della gravidanza. Inoltre, alcune condizioni per la riammissione sono difficili da soddisfare per le ragazze, come nel caso del Malawi, dove le adolescenti vengono immediatamente sospese al momento della scoperta della loro gravidanza per un anno, ma possono essere riammesse all’inizio dell’anno accademico successivo alla sospensione, dopo aver presentato la domanda di riammissione al ministero della Pubblica istruzione e all’istituto scolastico che intendono frequentare.

Mentre in Senegal, le madri adolescenti devono presentare un certificato medico che dimostri che sono in buona salute e idonee per tornare a frequentare la scuola. In Ghana e in Uganda, al momento dell’iscrizione, una commissione composta da membri del governo e della società civile, deve discutere le procedure di rientro scolastico e le linee guida per l’istruzione delle giovani madri.

Conflitti e violenze

Il rapporto si occupa anche dei paesi colpiti dai conflitti armati, che hanno in genere tassi di gravidanza più elevati, dovuti ai numerosi episodi di violenza sessuale commessi dalle milizie belligeranti e agli alti livelli di povertà che facilitano lo sfruttamento sessuale.

Spesso le ragazze vittime di violenza sessuale non tornano più a scuola a causa dello stigma e dell’umiliazione subita, mentre quelle che hanno il coraggio di farlo non hanno il supporto necessario per continuare il percorso educativo.

La Repubblica democratica del Congo e il Sud Sudan, ad esempio, hanno leggi che tutelano il diritto delle giovani madri di tornare a scuola, mentre la Repubblica Centrafricana non ha alcuna politica mirata in tal senso.

Il rapporto conclude che tutti i governi africani dovrebbero adottare urgentemente leggi e politiche per garantire alle ragazze incinte di continuare a frequentare la scuola e farvi ritorno dopo aver avuto un figlio. E c’è da auspicarsi che lo facciano al più presto, perché troppo spesso le conseguenze del mancato accesso all’istruzione per le giovani madri e per i loro figli, sono drammatiche.