Bambini soldato / Sud Sudan
Oggi è la Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato. Sono 153 gli Stati che hanno bandito questo fenomeno. Tuttavia nel mondo, si stima siano ancora più di 250.000 i bambini e gli adolescenti arruolati. In Sud Sudan è iniziato ieri il rilascio di 3000 minori che appartenevano alla milizia di David Yau Yau.

Il 12 febbraio si celebra, ogni anno, la Giornata Internazionale contro l’uso dei bambini soldato. In questa data, nel 2002, è entrato in vigore il Protocollo Opzionale alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che riguarda l’uso dei minori nei conflitti armati: uno strumento giuridico ad hoc che stabilisce che nessun minore di 18 anni possa essere reclutato forzatamente nelle ostilità, né da uno Stato né da gruppi armati.  A oggi sono 153 gli Stati che hanno ratificato il Protocollo e si sono impegnati a bandire l’uso dei bambini nei conflitti armati. Tuttavia il fenomeno sembra drammaticamente in aumento: nel mondo, sono ancora più di 250.000 i bambini e gli adolescenti arruolati, di cui molte sono bambine. È impossibile fare stime esatte, ma i dati più recenti, se pur approssimativi, sono allarmanti. R.D.Congo, Uganda, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana sono tra i paesi africani più interessati dal fenomeno.

L’impegno per combattere il reclutamento dei minori resta forte e ci sono anche delle buone notizie dal Sud Sudan. Ieri a Pibor, nello stato di Jonglei, un gruppo di circa 300 bambini soldato ha deposto le armi e le divise militari. I ragazzi, di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, fanno parte dei circa 3.000 minori arruolati nella milizia di David Yau Yau, conosciuta come South Sudan Democratic Army (Ssda) Cobra Faction, che aveva guidato una ribellione sanguinosissima nel Jonglei fin dal 2012.

La smobilitazione dei bambini soldato fa parte di un accordo di pace con il governo del Sud Sudan firmato ad Addis Abeba nell’aprile del 2014 e facilitato, tra gli altri, da monsignor Paride Taban, comboniano e figura carismatica della chiesa sud sudanese. Nell’accordo era prevista anche l’istituzione di una nuova unità amministrativa, la Grande Pibor, di cui Pibor è capoluogo, da affidare alle cure di David Yau Yau e dei suoi miliziani.

Il gruppo si è consegnato alla commissione nazionale per il disarmo, la smobilitazione e la reintegrazione (Ssnddrc) e parteciperà ad un programma di reinserimento sociale condotto sotto gli auspici dell’Unicef. Altri gruppi seguiranno nei prossimi mesi, in quello che è uno dei più importanti programmi di smobilitazione di bambini soldato nella storia dei conflitti in Sud Sudan.

I ragazzi, tornati alla vita civile dopo 4 anni passati nella Cobra Faction, in cui sono stati sottoposti all’addestramento militare e hanno partecipato alle azioni di combattimento, hanno davanti un lungo periodo di riabilitazione sociale, che, dovrebbe dare qualche buon risultato.

Secondo il sito indipendente sud sudanese Gurtong, di un primo gruppo di 249 ragazzi, smobilitato alla fine di gennaio nel villaggio di Gumuruk, 179 sono già stati ricongiunti alle famiglie mentre 70 vivono in un centro per la riabilitazione sociale supportato dall’Unicef. Tutti i ragazzi frequentano il centro per attività ricreative e di sostegno socio-psicologico. «È la possibilità di una nuova vita per ognuno di loro», ha dichiarato Jonathan Veitch, il rappresentante dell’Unicef in Sud Sudan. «Per evitare il rischio di un nuovo reclutamento e per assicurare ad ogni ragazzo la possibilità di esprimere il proprio potenziale, hanno bisogno di un ambiente protettivo dove possano ricevere non solo sostentamento, ma anche sostegno psicologico, capacità utili per la vita e l’opportunità di tornare a scuola».

Inoltre l’Unicef rafforzerà il sistema educativo in ognuna delle località dove i ragazzi saranno smobilitati, beneficiando così, complessivamente, almeno 20.000 minori in una zona dove l’analfabetismo è ancora altissimo. L’educazione, e la frequenza scolastica, infatti, sono considerati un primo importantissimo baluardo contro il reclutamento dei minori.

L’arruolamento di bambini però, non è prerogativa della fazione Cobra. Nello scorso agosto Human Rights Watch (Hrw) aveva rilasciato una dichiarazione in cui denunciava che sia l’esercito governativo che l’opposizione armata avevano reclutato minori e li avevano mandati in battaglia, riportando anche numerose testimonianze dei piccoli soldati stessi. L’uso dei bambini soldato in Sud Sudan, sempre diffuso ma decisamente incrementato dopo lo scoppio della guerra civile nel dicembre del 2013, viola leggi nazionali e internazionali, e in particolare il Child Act, emesso dal governo provvisorio sud sudanese nel 2008, ancor prima dell’indipendenza.