Alla sbarra la multinazionale anglo olandese
Rinviato a New York il processo contro la Shell, accusata di complicità con le autorità militari nigeriane per la morte dell’ex leader del popolo ogoni, impiccato nel 1995, e per la violazione dei diritti umani nel Delta del Niger.

Non sono state fornite le ragioni. Sta di fatto che il processo che doveva apririsi il 27 maggio a New York contro la Royal Dutch Shell è stato rinviato a data da destinarsi. La compagnia anglo olandese è accusata di complicità con le autorità militari nigeriane per la morte di Ken Saro-Wiwa e dei suoi 8 compagni ogoni impiccati 14 anni fa nel Delta del Niger. La compagnia è anche accusata di complicità nella detenzione, tortura ed esilio di Owens Wiwa, fratello di Saro-Wiwa.

Un processo che ha riportato sulle prime pagine dei giornali la storia di quel leader non violento, insegnante, scrittore, politico, Ken Saro-Wiwa appunto, che per 5 anni guidò la mobilitazione di un piccolo popolo, quello degli ogoni, contro lo scempio ecologico che la Shell e il governo nigeriano stavano realizzando.

Ogonilandia è un’area di 400 miglia quadrate nella zona orientale del Delta del Niger, dove la Shell scoprì negli anni ’50 ricchi giacimenti petroliferi. Abusò del territorio e della sua gente, sfruttata in cambio di poche briciole e di enormi nuvole tossiche. E una delle battaglia di Saro-Wiwa fu, appunto, anche la richiesta di una più equa ripartizione della ricchezza derivata dal petrolio.

In un editoriale, “La prossima guerra nel Delta”, pubblicato su numerosi quotidiani nigeriani, lo scrittore aveva chiaramente denunciato come la popolazione fosse «minacciata da una multinazionale – la Shell – le cui politiche aziendali sono razziste, crudelmente stupide e incoraggiano l’etnocentrismno nigeriano».

Lo scrittore diventò uno dei principali autori della costituzione ogoni, nella quale si rivendica il diritto di quel popolo a decidere la propria politica e il diritto di proteggere l’ambiente dal degrado e dall’inquinamento.

Sottoscritta il 26 agosto del 1990, quella carta mise gli ogoni in rotta di collisione col regime militare nigeriano e con la stessa Shell. E Saro-Wiwa, con il suo movimento (Mosop), costrinse la major anglo olandese ad abbandonare Ogoniland nel 1993.

Una battaglia che ebbe vasta eco in tutto il mondo. Saro-Wiwa divenne un simbolo. Poi, però, arrivò la frana. Nel maggio del 1994 vengono uccisi quattro attivisti del Mosop. L’accusa punta il dito contro lo scrittore e altri suoi 8 compagni, accusati di essere i mandanti e gli esecutori dell’omicidio. Saranno giudicati colpevoli e condannati a morte  nel 1995 in un processo ritenuto «profondamente viziato, ingiusto e con una palese violazione de i diritti umani». L’impiccagione avvenne il 10 novembre dello stesso anno e scosse il mondo intero. 

Ken Saro Wiwa
Ken Saro Wiwa

Una morte voluta dal regime di Sani Abachi con la complicità della Shell, secondo molti. Anche se la compagnia ha sempre negato ogni legame. «In qualche modo abbiamo già vinto, perché una delle ultime cose che mio padre disse era che un giorno la Shell avrebbe passato i suoi giorni in tribunale», afferma ora Saro-Wiwa Junior, 40 anni, in un’intervista rilasciata all’Associated Press. «Noi riteniamo che siano sfuggiti alle loro responsabilità per quanto accaduto in Nigeria, per questo vogliamo che le sue parole diventino realtà. Sappiamo che ci sono le impronte digitali dei dirigenti della Shell su tutti i casi di tortura, uccisione ed esecuzioni extra-giudiziarie della gente Ogoni tra il 1993 e il 1996. Garantivano sostegno logistico ai soldati coinvolti in questi abusi contro gli Ogoni».

Un processo, quando ricomincerà, dove si ascolterà per la prima volta in una corte le parole di Owens, fratello del leader ogoni, che accusa il direttore della filiale nigeriana della Shell, Brian Anderson, di aver offerto il salvataggio dello scrittore dal patibolo in cambio della sua rinuncia alle rivendicazioni politiche. Si parlerà della protezione garantita (e ben ricompensata) dalla polizia nigeriana agli impianti della multinazionale al prezzo di decine di vite umane e campagne terroristiche permanenti. O degli incontri tra i dirigenti Shell e le autorità, incluso il dittatore Abacha, per discutere la composizione del tribunale che avrebbe processato lo scrittore.

La compagnia, se condannata, rischia centinaia di milioni di euro. Ma, quel che è più importante, sarebbe la prima condanna di una multinazionale petrolifera per abuso dei diritti umani.

 

Da Nigrizia mensile di Gennaio 1996:

Ogoniland: tappe della repressione