Rapporto consegnato al parlamento
La Relazione 2009 dei servizi segreti italiani smentisce che ci siano legami tra l’estremismo islamista e l’immigrazione irregolare, come spesso sbandierato dalla destra italiana. Il rapporto fotografa anche la “mauritanizzazione” di Al Qaida in Africa e la nuova rotta migratoria anatolico-balcanica per chi parte dal Corno d’Africa.

I servizi segreti italiani smontano almeno una delle convinzioni più diffuse nelle osterie padane: non c’è praticamente alcun legame tra l’estremismo islamista e l’immigrazione “clandestina”, questa categoria burocratica-ontologica marchiata con lo stigma della pericolosità naturale. Lo si dice con chiarezza nella relazione annuale presentata in parlamento dalla nostra intelligence, il primo marzo. Nonostante il grande impegno dei nostri 007 rivolto «ad accertare interazioni tra estremismo islamista e clandestini», i dati emersi «confermano come il collegamento tra i due fenomeni vada a tutt’oggi considerato episodico e puntiforme».

 

Non solo. Ma viene definito «un rischio privo di riscontri concreti» quello che «l’organizzazione di Al Qaida nel Maghreb Ismalico (Aqmi), principale espressione jihadista del continente africano, possa sfruttare i canali dell’immigrazione clandestina per “trasferire” militanti in Italia al fine di far proseliti tra integralisti interpreti del “primo” islamismo algerino, di impronta nazionalista».

 

Insomma, uno dei capisaldi su cui si è costruito lo zoccolo di pregiudizi nei confronti dei migranti, utilizzato per abbattere la parete del pudore, viene smontato dagli stessi servizi segreti. Un pregiudizio propagandistico alimentato dagli stessi vertici della Lega Nord, visto che l’attuale capogruppo al Senato Federico Bricolo fino a un paio d’anni fa andava blaterando che «l’Italia è ormai la rotta principale dei flussi di profughi e clandestini che dal nord Africa e dal Medio Oriente arrivano da noi con il chiaro intento di portare in casa nostra il terrorismo». O come l’attuale candidato alla presidenza della regione Piemonte, l’onorevole Roberto Cota, per il quale «il problema del terrorismo di matrice islamica esiste e si affronta con una politica efficace di contrasto all’immigrazione clandestina, come sta facendo il ministro Maroni».

 

 

Ma la Relazione 2009 sulla politica dell’informazione per la sicurezza è anche l’occasione per fotografare, con le lenti acuminate delle nostre barbe finte. il pericolo islamista in Africa

 

Nordafrica

Si applaude alle operazioni antiterrorismo condotte in Algeria, che hanno impedito ad Aqmi l’effettuazione di attentati di rilievo, specie nel nord del paese. Operazioni che «hanno spinto alla resa e alla defezione un numero elevato di membri dell’organizzazione, tra i quali alcuni “emiri”».

 

Ma queste defezioni, secondo la nostra intelligence, sarebbero state ripianate con l’afflusso negli organici di Aqmi di «volontari mauritani, libici, maliani, marocchini, tunisini, nigeriani e burkinabé. Particolarmente significativa la componente mauritana che ammonterebbe ad oltre la metà dei circa 200 stranieri stimati. Un’altra aliquota significativa è rappresentata dai libici, una parte dei quali avrebbe costituito una cellula semiautonoma, con l’obiettivo di effettuare attentati sia in Libia sia nell’area sahelo-sahariana».

 

Il fenomeno della “mauritanizzazione” di Aqmi o, comunque, della sua ambizione di darsi un respiro ultraregionale è testimoniato anche nell’approccio mediatico diAl Qaida nel Maghreb Ismalico. Il 7 ottobre 2009 in diversi forum jihadisti si è annunciata la costituzione di un nuovo organo mediatico, denominato Al-Andalus (l’Andalusia), «indicato dalla leadership di Aqmi come l’unica “voce” dell’organizzazione, che rappresenta nel nome – evocante l’occupazione della Spagna da parte dell’islam – un appello ad estendere il jihad al fine di recuperare fino all’ultimo pezzo di terra dell’islam per applicarvi la Sharia’ah».

 

 

 

 

Corno d’Africa

Il faro dei servizi è puntato, ovviamente, sulla Somalia. Mogadiscio è oggetto di una grave destabilizzazione dovuta alle attività dei movimenti radicali islamici, in particolare di Al-Shabaab e Hizb Al-Islam, che si contrappongono al Governo Federale di Transizione (Gft) e al suo alleato, il movimento filogovernativo Al-Sunnah wal-Jam’ah.

Al-Shabaab si starebbe sempre più internazionalizzando, cercando un riconoscimento come avamposto regionale di al Qaida. Nelle sue file si troverebbero volontari provenienti dall’Europa « potenzialmente utilizzabili anche per pianificazioni terroristiche in Occidente».

 

Secondo i nostri 007 « la crisi somala potrebbe avere concrete ripercussioni sulla sicurezza del Kenya e degli interessi occidentali presenti a Nairobi, considerate la permeabilità dei confini e le minacce più volte indirizzate da Al-Shabaab e Hizb Al-Islam alle autorità kenyane per indurle a non intervenire militarmente a favore del Gft».

 

Nella Relazione si cita come probabile, inoltre, una possibile espansione dell’attivismo jihadista anche in Sudan, paese caratterizzato da una situazione politica di particolare fragilità.

 

 

 

Nuove rotte

Nel capitolo dedicato all’ “Immigrazione clandestina e criminalità straniera”, la Relazione certifica come nel corso del 2009 siano drasticamente ridotte le partenze dei migranti africani verso le sponde siciliane, calabresi e iberiche. Ciò non significa che non parta più nessuno dalle sponde meridionali del Mediterraneo. Più semplicemente,c’è un riorientamento dei flussi. Significativi, ad esempio, sono gli sbarchi in Grecia, Cipro e nelle isole Canarie. Per chi parte dal Corno d’Africa, la corrente migratoria che porta in Europa sta seguendo la direttrice anatolico-balcanica. In particolare: dalla Somalia, si arriva allo Yemen, si attraversa la penisola araba e la Siria in direzione della Turchia e dell’area Shengen.

 

Gli snodi subsahariani delle rotte migratorie rivelano, per i nostri servizi, gli interessi delle formazioni jihadiste nella gestione dell’immigrazione clandestina. Un coinvolgimento a fini di autofinanziamento. Mentre, ed è importante l’ennesima sottolineatura, «è tuttora priva di riscontri concreti l’ipotesi di un sistematico utilizzo dei canali dell’immigrazione clandestina per il trasferimento di estremisti».

 

Almeno su questo aspetto, gli illusionisti della paura esercitino la difficile virtù della prudenza, smettendo di alimentare la xenofobia popolare.