LE AFRICHE IN ITALIA – DOSSIER APRILE 2018

Dopo la cacciata di Compaoré, i burkinabè di Balai Citoyen Italia sono scesi in piazza a Bergamo per protestare contro il colpo di stato avvenuto in Burkina Faso poco dopo la rivolta.

Nell’ottobre del 2014 in Burkina Faso un sollevamento popolare cacciò, dopo 27 anni di regime, il presidente Blaise Compaoré. A contribuire all’evento ci fu il movimento di promozione di democrazia e di senso civico Balai Citoyen (letteralmente “Scopa cittadina”). Già prima della rivolta, alle prime manifestazioni di malcontento, si formarono cellule del movimento anche fuori dal continente africano, come a Montreal, a Washington, a Parigi e in Italia. Nel nostro paese, il nucleo più rappresentativo si trova in Lombardia.

«Ci siamo messi in contatto con loro in Burkina, e visto che in Italia c’è una bella comunità di burkinabè, abbiamo cercato di raggruppare dei concittadini per pianificare delle proteste», ricorda Bara Konan, 31 anni, arrivato a Bergamo attraverso ricongiungimento familiare con i genitori all’età di 13 anni. «Ne abbiamo organizzata una davanti al consolato del Burkina Faso a Milano, 4 mesi prima della caduta del presidente. Ci siamo radunati con il passaparola, grazie anche a Facebook. Eravamo in 200, 300, la maggior parte di Bergamo, Lecco, Brescia, Milano». Konan fa parte dello zoccolo duro del movimento, che conta una quindicina di persone. Dopo la cacciata di Compaoré, i burkinabè di Balai Citoyen Italia sono scesi di nuovo in piazza a Bergamo per protestare in occasione del colpo di stato avvenuto in Burkina poco dopo la rivolta.

A ritrovarsi in modo meno costante in Italia, ma più spesso a livello europeo, sono i rappresentanti del movimento congolese La Lucha, un collettivo di giovani nato a Goma (Repubblica democratica del Congo) nel 2012, che…

Leggi l’intero dossier e gli altri articoli di approfondimento e analisi. 
Abbonati alla nuova edizione della rivista mensile, cartacea o digitale!

Marce per la pace 

A sensibilizzare e denunciare quanto accade in Rd Congo – dallo sfruttamento criminale del coltan ai diversi conflitti – è il congolese John Mpaliza. Nato a Bukavu nel 1969, in Italia dal 1993, John è tornato in Rd Congo nel 2009 e ne ha trovato un paese martoriato. «Tornare lì e non trovare più le strade; dopo aver perso i miei genitori, avevo una decina di cugine, tutte disperse nell’est del paese.

Quando sono tornato in Italia stavo malissimo; provavo a spiegarlo alla gente, ma stentava a capire. Ho contattato anche i giornali nel 2010 qui a Reggio Emilia, la gente non sapeva neanche cosa fosse il coltan. Ho pensato allora di fare qualcosa che magari mi facesse passare un po’per pazzo, ma che attirasse l’attenzione.

Così ho iniziato a girare con la bandiera della pace e dell’Rd Congo, la mia chitarra, lo zaino e il bastone». Da allora John organizza marce per rompere il silenzio su…

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati