Migranti / Rapporto del Senato
Presentato ieri a palazzo Madama il Rapporto sui centri di identificazione ed espulsione. Una prima valutazione dell'avvio in Italia della politica degli "hotspot" voluta dall'Ue. Sono emerse molte criticità. Non garantiscono il ricollocamento dei profughi né il rimpatrio, ma anzi aumentano gli irregolari.

La Commissione diritti umani del Senato ha presentato ieri, a palazzo Madama, l’aggiornamento del suo “Rapporto sui centri di identificazione ed espulsione (Cie)”, mettendo in evidenza una serie di criticità nell’attuazione della politica migratoria in Italia.
Il precedente Rapporto, approvato nel settembre 2014 a seguito dell’indagine conoscitiva sui Cie condotta nel corso del 2013 e nei primi mesi del 2014, è stato integrato da un nuovo testo che dà conto delle novità dopo l’adozione nel maggio 2015 dell’Agenda europea sulle migrazioni e delle misure conseguenti prese dal governo italiano. Le principali novità emerse riguardano l’avvio della politica degli hotspot e l’aumento del numero dei Cie.

Cosa avviene negli “hotspot”
L’approccio hotspot mira a canalizzare gli arrivi verso alcuni porti selezionati: quelli di Lampedusa, Trapani e Pozzallo sono già funzionanti, Porto Empedocle, Augusta e Taranto restano da attivare. Negli hotspot vengono effettuate le procedure previste, vale a dire il controllo sanitario la pre-identificazione, la registrazione, il foto-segnalamento e i rilievi dattiloscopici (impronte) delle persone sbarcate. La Commissione ha potuto visitare l’hotspot di Lampedusa e ne ha tratto alcuni rilievi che illuminano la realtà dell’accoglienza.
Le persone appena sbarcate vengono immediatamente interrogate, in condizioni psicofisiche molto precarie dopo un lungo viaggio. Solo una parte è in grado di capire e rispondere di conseguenza, soprattutto per ciò che riguarda la motivazione del loro viaggio. L’esame quindi non mette tutti i profughi nelle condizioni di poter chiedere adeguatamente un’eventuale protezione internazionale. La Commissione nel rapporto suggerisce dunque la presenza di funzionari dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), di mediatori con un più ampio ventaglio di lingue rispetto a quelle previste e tempi diversi per il colloquio che tenga conto delle condizioni delle persone sbarcate.
A Lampedusa sono state ricollocate finora 563 persone, il 12% di quelle sbarcate; altre 502, circa il 10%, hanno chiesto asilo e sono state inserite nel circuito dell’accoglienza in Italia; 775 persone ritenute migranti irregolari hanno invece ricevuto un respingimento differito, con l’obbligo di lasciare l’Italia entro 7 giorni. Di fatto questi migranti sono destinati a restare in posizione irregolare, cioè a vivere e lavorare in condizioni precarie. Questo ha portato alcune associazioni ad affermare che gli hotspot si trasformano in fonti di aumento del numero di migranti irregolari.

Problema impronte
Delicata anche la questione delle impronte. Dal 1° settembre al 13 gennaio 2016 su 4.597 sbarcati a Lampedusa, 3.234 migranti sono stati foto-segnalati. Tuttavia centinaia di persone rifiutano di farsi prendere le impronte, tra queste 184 eritrei. Il timore è di non poter raggiungere altre destinazioni, nel frattempo la loro esistenza rimane sospesa, poiché nessuno può lasciare il centro prima di concludere l’identificazione. La Commissione ricorda che l’uso della forza è escluso (la legge lo prevede solo in specifiche circostanze, che non si verificano negli hotspot), e che una migliore conoscenza delle norme grazie alla presenza di funzionari Acnur potrebbe facilitare il ricollocamento dei richiedenti di protezione internazionale in altri paesi. Peraltro il ricollocamento è previsto dalle disposizioni europee solo per i cittadini provenienti da Siria, Iraq ed Eritrea, limitandone l’opportunità. 

I Cie
Per quanto riguarda i Cie italiani, all’inizio di quest’anno ne funzionano 6 (Bari, Brindisi, Caltanisetta, Crotone, Roma e Torino) per un totale di 720 posti. Quello di Trapani è stato chiuso per essere riconvertito, dal 1° gennaio in hotspot. «Luoghi orribili», ricorda Luigi Manconi, presidente della Commissione, e «aumentati di numero» a causa dell’ondata di profughi. A distanza di due anni dalla precedente indagine, la Commissione continua però a sottolineare che in essi persistono diverse criticità: dagli aspetti sanitari precari, fino al problema della tratta e a quello dei rimpatri.
La macchina non funziona bene insomma. Intanto l’inverno sta finendo e con la bella stagione il Mediterraneo diventa un ostacolo meno pericoloso e insormontabile da attraversare per migliaia di disperati in cerca di un futuro migliore.