Sudafrica / Proteste
La candidatura a sindaco dell’ex ministro Thoko Didiza, scelta dall’Anc per l’area metropolitana Pretoria in vista del voto del 3 agosto, ha raccolto dure proteste anche all’interno del partito. Perché rompe equilibri consolidati e perché viene da fuori.

Un’ondata di proteste ha percorso negli ultimi due giorni le township di Atterigeville, Soshanguve, Mamelodi, Hammanskraal e Mabopane, che fanno parte dell’area metropolitana di Tshwane (Pretoria).

Gruppi di manifestanti hanno bloccato strade, incendiato autobus e mezzi di trasporto di merci, ribaltato auto della polizia, attaccato alcuni impianti elettrici lasciando senza elettricità e al freddo dell’inverno australe decine di migliaia di persone. Numerosi negozi e centri commerciali nelle township, soprattutto quelli di proprietà di stranieri, sono stati saccheggiati nonostante il dispiegamento di forze di polizia.

Tutto ha avuto inizio la sera di domenica 20 giugno quando il Comitato nazionale dell’African national congress (Anc), il partito che governa il paese, ha annunciato la candidatura di Thoko Didiza a sindaco di Tshwane alle elezioni comunali che si terranno in Sudafrica il prossimo 3 agosto. Il nome di Didiza è stato imposto dai vertici dell’Anc dopo aver rifiutato i tre candidati proposti dalla leadership provinciale del partito, giudicati inadatti.

La scelta di Didiza, ex ministro dei lavori pubblici e stimata per aver svolto con competenza l’incarico ministeriale, ha scatenato proteste fondamentalmente perché proviene da un’altra regione dal KwaZulu-Natal. I manifestanti e membri dell’Anc sostengono che è inaccettabile andare a scegliere una candidata da fuori quando a Tshwane e a Johannesburg vi è una disponibilità di un numero più che sufficiente di persone competenti in grado di assolvere al compito di sindaco.

Gwede Mantashe, segretario generale dell’Anc, ha condannato gli atti di violenza e ribadito che l’Anc non intende rimangiarsi la scelta, confermando in tal modo la nomina di Didiza. In polemica con i contestatori, ha dichiarato che la loro presa di posizione riflette la vecchia mentalità della separazione razziale dell’apartheid e che nel nuovo Sudafrica non devono più prevalere le distinzioni etniche.

Fattore etnico, ma non solo

Restano tuttavia irrisolte le tensioni tra i membri dell’Anc di Tshwane, dove lo schieramento di coloro che sono a favore della riconferma della candidatura del sindaco uscente Kgosientso Ramokgopa si oppone a quello di chi sostiene l’attuale vice-sindaco Mapiti Matsena. Sembra comunque che dietro all’esplosione di violenza ci sia stato un vero e proprio piano. Piano di destabilizzazione per rendere ingovernabile la città che, stando alle rivelazioni del Pretoria news, il quotidiano della capitale, è stato lanciato appena è stata resa ufficiale la nomina di Thoko Didiza da un gruppo di leader locali dell’Anc favorevoli alla rielezione di Ramokgopa.

Il fattore etnico e le divisioni di fazioni interne non bastano a spiegare una reazione tanto violenta. «La gente è scesa in strada – spiega Jackie Cilliers, dell’Istituto di studi per la sicurezza a Pretoria – perché teme che la vittoria o la perdita alle elezioni di questo o quel candidato possa pregiudicare privilegi e benefici economici che dipendono dall’attuale assetto politico». «Il Sudafrica – aggiunge Cilliers – sta per entrare in recessione e la disuguaglianza sociale aumenterà così come la disoccupazione. Di questo passo andiamo incontro a una stagione elettorale molto violenta».

Arteria principale di Tshwane bloccata nel corso delle prosteste.