L'AFRICA DIETRO LE SBARRE – DOSSIER GIUGNO 2017

Andrea Oleandri è Program manager della Coalizione italiana libertà e diritti e coordinatore della campagna “Non me la spacci giusta”. Con lui abbiamo discusso del rapporto tra tossicodipendenze e sistema penale.

Qual è la situazione attuale?

Alla fine del 2016 erano 18.702 i detenuti per aver violato la normativa sulle droghe: 17.980 uomini e 722 donne. Di questi, gli stranieri erano circa un terzo del totale. 

Leggendo nel dettaglio vediamo come gli stranieri siano in carcere per aver violato l’art. 73 del D.P.R. 309/90 (T.U. sugli stupefacenti), quello che, per intenderci, punisce i reati di spaccio. Gli stranieri rappresentano il 35% sul totale dei detenuti per questo reato. Sono, invece, meno del 15% gli stranieri in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Sono, cioè, poco implicati nel narcotraffico, tradizionalmente in mano alle organizzazioni criminali italiane. Lo spaccio, invece, è un tipo di reato che riguarda i più vulnerabili, che rappresentano una manodopera a basso costo ricattabile e facilmente rimpiazzabile.

La presenza straniera è sovradimensionata anche a causa di una giustizia fortemente selettiva su base etnica, come mostrano i dati sulla detenzione cautelare. 

Che cosa significa essere tossicodipendente in carcere?

Se non è facile essere tossicodipendente fuori dal carcere, ancor meno lo è quando si sta dentro. I tossicodipendenti reclusi sono circa il 25% del totale, quota che risulta sostanzialmente stabile nel corso degli ultimi 5 anni. Un dato, questo, che riguarda i detenuti con problemi droga-correlati e non con una diagnosi di dipendenza, che risultano essere…

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Foto di Fabrizio Villa

Elaborazione dati di Stefano Daddi

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