III Conferenza di ri-finzianamento del Fondo contro aids, tbc e malaria
Aumentano i finanziamenti promessi per i prossimi tre anni nella lotta ad aids, tubercolosi e malaria, anche se l’obiettivo di bloccare la propagazione delle tre pandemie nel mondo resta lontano. Ma per la prima volta tra i donatori ci sono anche paesi africani. In audio l’intervista a Vittorio Agnoletto, fondatore della Lega italiana per la lotta all’aids.

Undici miliardi e settecento milioni di dollari. Questa la cifra totale che i donatori (singoli Stati, Commissione europea, fondazioni, organizzazioni e privati), hanno promesso di versare alle casse del Fondo Globale per la lotta ad aids, malaria e tubercolosi per il prossimo triennio.

 

Un record, raggiunto al termine della terza Conferenza di ri-finzianamento del Global Fund, il 4 e 5 ottobre a New York, grazie al forte contributo degli Stati Uniti che da soli hanno promesso 4 miliardi di dollari (lo 0,03% del prodotto interno lordo 2009), il più alto finanziamento di un paese nella storia del Fondo. 11,7 miliardi di dollari sono una cifra che però, anche se effettivamente versata, secondo il direttore esecutivo dell’organismo Onu, non riuscirà a coprire la domanda prevista e che non basterà a raggiungere entro il 2015 il sesto Obiettivo del Millennio: bloccare la propagazione dell’hiv e l’incidenza di malaria e tubercolosi nel mondo.

 

Anche perché occorre fare i conti con paesi come l’Italia che negli ultimi due anni non ha versato nemmeno un centesimo dei 130 milioni di euro promessi per il 2009, né dei 130 annunciati per il 2010, né tanto meno dei 30 milioni di dollari di finanziamenti immediati annunciati dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo scorso giugno al Vertice G8 dell’Aquila. L’Italia dovrebbe quindi versare 260 milioni di euro più 30 milioni di dollari ma, al momento, non risulta sia previsto un piano di rientro. E questo nonostante l’Italia sia stato, nel 2001, uno dei paesi promotori del Fondo Globale.

 

La nota positiva arriva invece dall’Africa, con l’assunzione di corresponsabilità di alcuni paesi già beneficiari di progetti che per la prima volta sono entrati anche far parte della schiera di finanziatori del Fondo. La Nigeria ha promesso 10 milioni (0.003% del pil), il Sudafrica 2.1 milioni (0,0004%), la Tunisia 2 milioni (0,002%), e la Namibia 800.000 dollari (0,006%). Piccole cifre se paragonate a quelle promesse dalle potenze economiche occidentali, ma che indicano un incoraggiante passo avanti.

 

Restano in attesa, intanto, secondo gli ultimi dati disponibili (riferiti al 2008), 22 milioni e mezzo di persone colpite dall’hiv nel mondo con 6 milioni di persone che, solo in Africa, hanno bisogno di terapie e non hanno la possibilità di averle. “Siamo di fronte ad un’epidemia che continua a diffondersi costantemente nell’Africa subsahariana, in Asia centrale e nell’Europa dell’est – dice Vittorio Agnoletto, politico, medico impegnato da oltre 20 anni nella lotta all’aids – dove l’accesso alle terapie resta limitato e in cui resta alto il livello di mortalità”. Ma attenzione, dice ancora Agnoletto, perché il minor numero di morti in Europa occidentale e negli Stati Uniti è da attribuire solo al fatto che, “non potendo distruggere il virus continua ad aumentare il numero di persone sieropositive viventi”. E in un contesto come questo appare scioccante la proposta, rivela Agnoletto, di “somministrare la terapia antiretrovirale a persone sane, sieronegative, per ridurre il rischio di contrarre il virus”. Una proposta lanciata durante l’ultima Conferenza mondiale sull’aids, “dopo un anno di sperimentazione in Africa”.

 

(In audio l’intervista a Vittorio Agnoletto, medico ricercatore, fondatore della Lega italiana per la lotta all’aids, realizzata da Michela Trevisan)