Senegal / Festa Murid
Anche quest’anno milioni di pellegrini Murid si sono riuniti nella città santa senegalese di Touba per celebrare il Gran Magal. Un appuntamento religioso che genera un giro d’affari di oltre 381 milioni di euro.

Gli organizzatori annunciano cifre esorbitanti: sembrano essere stati quasi 4 milioni, (su una popolazione di 13), i pellegrini della confraternita islamica Murid che si sono recati a Touba per celebrare il 19 novembre la 122esima edizione del loro più grande e importante pellegrinaggio: il Gran Magal.
Anche se un numero ufficiale non esiste, e a volte le cifre sembrano inverosimili, senza dubbio la città santa Murid accoglie ogni anno una moltitudine di fedeli da ogni parte del paese, del mondo, e soprattutto dalla capitale, che si svuota letteralmente per un paio di giorni.

L’appuntamento è un evento centrale per i seguaci del muridismo. La data, ogni anno diversa poiché corrispondente al calendario lunare, coincide con il 18 del mese musulmano del Safar, giorno in cui il fondatore della confraternita, Cheikh Ahmadou Bamba (1853-1927), è partito per l’esilio in Gabon: una pena a cui le autorità coloniali francesi lo avevano condannato, per paura della potenza e del gran successo popolare di questo predicatore musulmano, che non voleva rinnegare la sua fede.
Da allora Touba, fondata da Bamba stesso (poi soprannominato Serigne Touba), è diventato insieme al suo fondatore e al suo Magal motivo di orgoglio, religioso e nazionalistico, di gran parte dei senegalesi. La città è talmente cresciuta, grazie al lavoro e alle offerte dei fedeli e dei califfi che la governano, da divenire la seconda del Senegal, e da far fatica ad affrontare l’esigenza di infrastrutture che l’accelerata crescita demografica le richiede. In tal senso, proprio durante la visita alla vigilia di quest’ultima edizione del Magal, il presidente senegalese Macky Sall ha posto la prima pietra per la costruzione di un grande ospedale. 

Ma, come le feste di Natale per il mondo cristiano, anche il Gran Magal in Senegal è divenuta una manna per l’economia non solo di Touba, ma anche di Dakar e di tutto il paese. Mentre analisti economici e persino università senegalesi (come quella di Bambey) stanno moltiplicando gli studi sull’impatto economico dell’avvenimento, quest’anno il mensile di economia senegalese Reussir ha dedicato il numero di novembre proprio all’economia del Magal. Che diventa, come la rivista titola in copertina, un vero e proprio “business”. Qualche cifra indicativa, divulgata da Reussir: 300 milioni di crediti alle 15 banche di Touba da parte della popolazione in 72 ore, un giro di affari generato dall’evento di 250 miliardi di franchi Cfa all’anno (più di 381 milioni di euro). A guadagnarci, ci sono un po’ tutti: dai venditori ambulanti di datteri, di mascherine anti-polvere, di rosari e preghiere mourid, alle industrie tessili, alimentari, di transfert di soldi, delle telecomunicazioni e dei trasporti. Per questi ultimi, le tariffe triplicano, come pure le corse: per il Magal del 2011, come emerge da uno studio di Mubarack Lo, pare si siano mobilitati 110.000 veicoli.

La nota triste di ogni edizione è purtroppo anche il record di vittime della strada: il bilancio di quest’anno attesta 110 incidenti, 13 morti, 125 interventi e 2.508 persone coinvolte.  

La foto è di Luciana de Michele, giornalista freelance. Il suo blog è: africalive.info