Prezzi alle stelle
Inondazioni in Canada e in Asia, siccità e caldo torrido. Tutti fattori che hanno portato il prezzo del grano a salire fino a quasi raddoppiare da giugno. Un record mai visto dal 2008. Gli incendi in Russia e il seguente blocco dell’export, danno un nuovo slancio alla bolla speculativa. Crescono le preoccupazioni in Egitto, a pochi giorni dall’inizio del Ramadan.

Brucia la terra in Russia. Sono oltre 550 gli incendi ancora attivi nel paese, mentre 190 mila ettari di terreno risultano devastati dalle fiamme. Giovedì, il primo ministro Vladimir Putin annunciava il blocco temporaneo delle esportazioni per contenere l’inflazione.

Il blocco, che entrerà in vigore il 15 agosto e durerà fino al 31 dicembre, ha gettato nel panico i mercati finanziari, stimolati anche da una nuova ondata speculatoria.

Lo dimostrano le oscillazioni più ampie nel mercato dei futures (contratti scambiati in borsa, relativi alla compravendita di un determinato bene da consegnarsi a una data futura), rispetto a quelle del prezzo effettivo dei cereali. A Chicago, principale borsa mondiale del settore, il prezzo dei futures di settembre sul frumento hanno raggiunto il loro picco proprio giovedì, per poi registrare una caduta libera di circa 12 punti percentuali fino ad oggi.

Sono, però, i futures relativi a dicembre ad aver raggiunto i prezzi più elevati. In chiusura, venerdì, la borsa di Chicago batteva i contratti a $8.68 per bushel (unità di misura utilizzata nei paesi anglosassoni, pari a circa 27 kg di grano), il livello più alto mai raggiunto da agosto 2008, anno dell’ultima crisi alimentare.

Si è ancora ben lontani dal record di $13.34 per bushel raggiunto nel febbraio 2008, ma il rialzo è stato sufficiente ad alimentare le speculazioni sulla materia prima e i suoi derivati, con conseguenze devastanti per il continente africano.
Al contrario del biennio 2007/2008, le oscillazioni di questi giorni appaiono essere puramente finanziarie.

Nonostante il grano russo rappresenti circa il 13% di quanto esportato a livello mondiale, gli analisti stimano che gli Stati Uniti abbiano stoccato la maggior quantità di grano mai raggiunta in 23 anni. La bolla speculativa, preannunciata dagli aumenti dovuti alle inondazioni in Canada e in Asia, è nella sua fase più viva, dopo aver portato il prezzo dei futures fino a quasi raddoppiare, dallo scorso giugno.

Ora gli occhi sono tutti puntati sull’Australia, quarto esportatore al mondo di cereali. La sua produzione, stimata intorno alle 22 milioni di tonnellate, risulta ancora vulnerabile, a causa della siccità che ha colpito le coltivazioni.

In Sudafrica, intanto, le contrattazioni sono state sospese, venerdì, per eccesso di rialzo, arrivando a superare la borsa di Chicago. Un rialzo in parte condizionato dalle oscillazioni del cambio rand-dollaro statunitense.

Le preoccupazioni si concentrano soprattutto nel nord Africa, dove risiede il cuore della produzione del continente. Il calo, dovuto ad inondazioni e siccità, è stato confermato secondo le previsioni. Il Marocco stima di produrre, quest’anno, 8 milioni di tonnellate di grano, 2.2 milioni in meno rispetto allo scorso anno. Il raccolto in Algeria sarà di 4.5 milioni di tonnellate (1.6 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2009). La Tunisia prevede invece di produrre tra 1.1 e 1.2 milioni di tonnellate di grano: meno della metà rispetto al 2009. I governi dei tre paesi non hanno, tuttavia, precisato quanto tutto questo possa influire sulle importazioni, dopo il blocco dell’export russo.

Dall’Egitto, principale importatore di grano al mondo, il ministro del Commercio ha chiesto un vertice straordinario con la propria controparte russa per discutere dei contratti già siglati. Mancano, infatti, pochi giorni all’inizio del Ramadan (il mese sacro per i musulmani) e il governo de Il Cairo deve garantire i prezzi, in vista di un aumento della domanda di pane. I contratti siglati con il Cremlino riguardavano una fornitura di 540 mila tonnellate di grano tra il 1 agosto e il 10 settembre. Per compensare, il governo egiziano, che ha assicurato stabilità nei prezzi, dovrà, ora, recuperare 60 mila tonnellate di grano al mese: 240 mila arriveranno dalla Francia, tra il 1 e il 15 settembre.