Troppi sbarchi e, per tutta risposta, la Grecia decide di sospendere l’esame delle richieste d’asilo di persone migranti che arrivano da paesi nordafricani. Sospensione, intanto, per tre mesi, poi si vedrà. La legge sarà votata dal parlamento di Atene oggi. Ieri, l’annuncio del primo ministro Kyriakos Mitsotakis.
La decisione arriva all’indomani del respingimento libico della delegazione europea avvenuto all’aeroporto di Bengasi l’8 luglio scorso. Della delegazione “non gradita” faceva parte anche il ministro dell’Interno Thanos Plveris (oltre all’italiano Matteo Piantedosi, al maltese Byron Camilleri e al Commissario UE agli Affari interni e Immigrazione Magnus Brunner).
La missiva alla Libia è netta: verranno riportati indietro al paese nordafricano tutte le persone migranti che arriveranno in Grecia. Mitsotakis ha affermato: “Il governo greco manda un messaggio: il passaggio verso la Grecia è chiuso, e manda un messaggio a tutti i trafficanti e a tutti i loro potenziali clienti che i soldi che spendono sono completamente sprecati”.
L’impennata di sbarchi, che secondo le stime del governo greco segna oltre 7.300 presenze sulle isole di Creta e Gavdos, è ingestibile e soprattutto proveniente in maniera preponderante dalla Libia nordorientale.
Questo era il motivo, d’altra parte, della missione portata avanti dai tre paesi europei con le autorità di Tripolitania e Cirenaica: mettere un freno alle partenze ma anche (perché gli interessi altri non mancano mai) contrattare la questione dei giacimenti energetici in mare.
Intanto il ministro ribadisce la volontà di collaborazione tra le proprie forze armate e quelle libiche per trovare una soluzione. Quel che è certo è che, ancora una volta, i diritti delle persone (vedi quello di chiedere asilo) vengono meno davanti al braccio di ferro di interessi altri.