Africa / Terrorismo
Beneficiando del caos mediorientale, i principali movimenti e formazioni terroristiche stanno acquisendo terreno e basi in Africa, che ora è sempre più vulnerabile. Un rapporto dell'International Crisis Group delinea il quadro della situazione.

Lo Stato Islamico, i gruppi legati ad al-Qaida, Boko Haram e altre formazioni estremiste sono protagonisti delle più gravi crisi odierne. Tutti questi movimenti hanno approfittato delle guerre e degli sconvolgimenti geopolitici in Medio Oriente, hanno acquisito nuovi basi in Africa e rappresentano una minaccia in continua evoluzione.
Questo l’incipit del report Exploiting Disorder: al-Qaeda and the Islamic State appena pubblicato dall’International Crisis Group (Icg), che in 62 pagine dedica ampio spazio all’intensificazione del pericolo jihadista in Africa.

Minaccia nel continente
L’osservatorio di Bruxelles nella sua analisi rileva come una vasta area, che va dall’Africa occidentale all’Asia meridionale, sia vulnerabile agli attacchi dei gruppi radicali islamici. Gli esperti dell’Icg delineano l’evoluzione della minaccia estremista in Africa partendo dalla Libia, dove il gruppo Stato islamico ha proclamato una sua wilayat (provincia) che controlla circa 250 chilometri di costa mediterranea e minaccia le installazioni petrolifere, compromettendo gravemente la stabilità economica del paese.
Nello studio viene eseguita anche una puntuale disamina dei gruppi filo-qaidisti, a partire da al-Qaida nel Maghreb Islamico (Aqim) e delle sue emanazioni operative in tutto il Sahel, che hanno rivendicato la responsabilità dei recenti attacchi a Bamako (Mali) e Ouagadougou (Burkina Faso), cui si aggiunge l’ultima carneficina consumata domenica scorsa sulla spiaggia di Grand Bassam, in Costa d’Avorio.
Il report rileva come questi gruppi, sebbene nei primi mesi del 2013 siano stati costretti dalle forze francesi e ciadiane ad abbandonare le città nel nord del Mali, abbiano guadagnato basi d’appoggio in Libia, ormai diventata un hub strategico per le reti jihadiste operative nella regione.

Boko Haram
Il rapporto monitora pure la situazione attuale di Boko Haram evidenziando come l’adesione al sedicente Stato Islamico, ormai risalente a più di un anno fa, non abbia arginato in nessun modo le importanti perdite di territorio subite dagli estremisti nigeriani a causa della massiccia offensiva militare della Mnjtf.
Da quando Boko Haram si è affiliato a Daesh ben poco è cambiato sia in termini di capacità operative sia nel reperimento di combattenti stranieri, che all’interno del gruppo sono meno numerosi rispetto ad altri movimenti jihadisti africani.
Peraltro, non è ancora chiaro se esistano legami diretti con Raqqa. È però evidente che Boko Haram collegandosi in maniera troppo stretta al Califfato si è spostato verso l’ideologia rivoluzionaria di un Islam totalitario, che non coincide con i suoi obiettivi locali più limitati.

Nel Corno d’Africa
Infine, il report sottolinea come al-Shabaab in Somalia abbia subito in questi ultimi anni l’offensiva dell’Amisom e sia stata interessata da tensioni interne tra miliziani somali e i più estremisti combattenti stranieri, legati al jihad globale di al-Qaida. 
Tuttavia, in questi ultimi sei mesi il gruppo somalo ha lanciato sanguinosi attacchi contro le basi della missione dell’Unione africana e ha riguadagnato alcune porzioni di territorio perse in precedenza.