Primo piano speciale: Repubblica democratica del Congo
Dai comboniani della missione di Duru una testimonianza che racconta la drammatica situazione nella regione, dove si rifugiano i ribelli dell’Lra, l’Esercito di Liberazione del Signore.

Settembre 2008

Da mercoledi mattina, 17 settembre 2008, sono ricominciate le violenze in numerosi villaggi della missione di Duru. Scuole e mercati sono stati i luoghi più presi di mira. Paura e tristezza sono nell’animo della gente.
A Dungu le scuole sono chiuse. In città si fa’ il censimento della gente scappata, rifugiatasi presso familiari o conoscenti, e della popolazione vicino alla frontiera che s’è rifugiata in Sudan: sono gli abitanti della zona confinante la Missione Duru e dei villaggi più a est. Anche i missionari han dovuto fuggire assieme a tutta la popolazione.

I guerriglieri LRA uccidono a sangue freddo con maschette, asce e pugnali; bruciano scuole e case; distruggono beni di ogni genere: moto, bici, bidoni pieni di olio di palma; rapiscono alunni, insegnanti e adulti.

Ma chi sono questi ribelli LRA?
 

dungu
Lord’s Resistance Army

L’ Esercito di Resistenza del Signore (o Lord’s Resistance Army – LRA), costituito nel 1987, è un gruppo ribelle di guerriglia di matrice cristiana, che operava principalmente nel nord dell’Uganda ed in alcune parti del Sudan. Dal 2006 ha cominciato a fare razzie in Congo, in particolare nella zona di Dungu.

Il gruppo è guidato da Joseph Kony, un militare ugandese, che si proclama il “portavoce” di Dio e medium dello Spirito Santo. Il gruppo afferma di voler istituire uno stato teocratico sulla base dei dieci comandamenti e della tradizione Acholi. E’ una strana religione, quella cui Kony si professa fedele: la domenica prega il Dio dei cristiani, recitando il rosario e citando la Bibbia, ma osserva anche il Venerdì, con la preghiera di Al-Jummah, come i musulmani. Festeggia il Natale, ma rispetta anche il digiuno di 30 giorni durante il Ramadan e proibisce che si consumi carne di maiale.
Il governo ugandese ha dichiarato già tre volte, a partire dal 1986, che il LRA è stato sconfitto, ma alla fine del 2003 i ribelli hanno effettuato incursioni anche oltre la loro tradizionale area di azione, fino alla regione di Teso (Moroto). Il movimento si è guadagnato una reputazione generalmente molto negativa: si ritiene che oltre alle gravi violenze contro i civili (200.000 morti), Kony abbia rapito circa 20.000 bambini, a partire dal 1987, per renderli soldati o schiavi sessuali dei capi ribelli.
Dal 6 ottobre 2005 la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di cattura per cinque membri dell’LRA, accusati per crimini contro l’umanità. I capi di accusa sono 33, dodici dei quali per crimini che comprendono: omicidio, riduzione in schiavitù, schiavismo sessuale, stupro. Altri ventuno, rubricati tra i crimini di guerra, comprendono omicidio, maltrattamenti e attacchi intenzionali di civili, saccheggio, induzione allo stupro, rapimento e sfruttamento di bambini.
L’LRA, sconfitta in Uganda, si era stabilita nel Sud Sudan, nelle vicinanze di Juba e là aveva le sue basi di appoggio. Gli accordi tra Sud Sudan e Khartoum l’hanno lasciata allo scoperto. Si sente braccata e isolata a livello internazionale e non ha più i tradizionali appoggi palesi o nascosti di quando stava in Uganda: il governo di Khartum non la sostiene più. Si sposta in Rd Congo, nel febbraio del 2006, nella zona di Dungu, dove non trova nessuna resistenza, mette il suo quartier generale nel parco della Garamba.
Il 31 luglio del 2006 Kony ebbe un incontro al confine con le foreste congolesi con numerosi capi culturali, politici e religiosi del nord dell’Uganda per discutere della guerra. Il 12 novembre 2006 Jan Egeland, sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari umanitari ha avuto un colloquio con il capo del LRA. Al termine dell’incontro Kony dichiarato all’agenzia Reuters: “Non abbiamo nessun bambino. Abbiamo solo combattenti”.
L’LRA comincia a dar fastidio, partono i primi rapporti, nessuna reazione. La gente che abita vicino al parco e’ obbligata a partire. Gli attacchi dei ribelli aumentano in intensita’ e violenza. Si calcola che LRA conti nei paraggi di Duru circa 900 giovani uomini. Hanno fucili e mitragliatrici, armi che usano però per azioni militari. Per uccidere i civili si servono di armi bianche perché il fucile fa rumore; maschette, asce, pugnali sono silenziosi.
Il 17 settembre 2008, la LRA di Kony si scatena e distrugge Kiliwa, Nambia, Duru, Nakale, Bitima e Bayote fino ad arrivare nei pressi della città congolese di Dungu, bruciando e razziando villaggi senza alcun apparente motivo.
Duru, 17 settembre 2008
I padri della missione di Duru stanno terminando il pranzo, sono avvisati dell’arrivo di un forte gruppo di ribelli. Non hanno il tempo di pensare cosa fare che si ritrovano la casa piena di soldati. Uno di loro parla lingala, gli altri l’acholi. Chiedono dove si trova il magazzino, i soldi, la radio, il telefono satellitare, cominciano a spaccare quello che non interessa loro, legano alla cinta i ragazzi della scuola, li caricano di merce che trovano nell’ufficio, nelle stanze dei padri. Sono violenti, legano le braccia a p. Ferruccio, prendono a schiaffi p. Pietro.
La razzia e’ finita, si parte verso il parco della Garamba. Tutti in fila indiana, anche i padri. Ma dopo qualche
centinaio di metri, fanno loro cenno di tornare indietro. Ferruccio e Pietro non tornano alla missione per paura di trovare altri LRA e si fermano vicino all’ospedale. Hanno davanti a loro però uno spettacolo desolante: la casa centrale della missione brucia. Si guardano attorno e vedono che non è solo la missione, ma un numero sempre più grande di colonne di fumo si alza verso il cielo: sono le casette, più di 200, della gente di Duru. Tutti hanno perso tutto. Anche i figli, sequestrati dei ribelli e obbligati a fare i portatori.
Quando vedono che in giro non c’è più nessun ribelle, si avvicinano per vedere se si può salvare qualcosa alla missione. Casa, moto, Land Rover, tutto in cenere. Scende la notte e con la notte il freddo, non si trova niente, nè fiammiferi, nè candele, nè coperte. Si avviano verso la casa del catechista, una parte è ancora in buono stato, non c’è nessuno. Ma qualcosa è rimasto per potersi riposare un pò: delle sedie e qualche letto. Ferruccio non riesce a dormire. Vuole andare a vedere cosa è successo alla chiesa. Anche là è passata l’ondata di violenza. Ringrazia il Signore di essere ancora in vita, sa che è un miracolo. Prepara l’altare per la Santa Messa per la mattina dopo.
Al mattino trova nel piazzale una cinquantina di persone: sono i genitori disperati dei ragazzi rapiti. Con loro celebra l’Eucarestia. Dopo messa arriva anche il direttore della scuola che spiega come sono stati presi i ragazzi, chiusi a chiave nelle aule scolastiche e come molti sono riusciti a scappare spaccando le finestre. Arrivano anche alcuni adulti che raccontano la loro notte passata con i ribelli. Loro, perchè adulti, sono stati rilasciati, i ragazzi saranno indottrinati per diventare soldati dell’LRA e le ragazze usate come loro donne.
Arriva anche p. Mario che ha trascorso la notte nella savana. Nella confusione del giorno prima era riuscito a sottrarsi alla vigilanza dei ribelli. Decidono di partire ma P. Mario vuole restare. E’ giovedi, partirà anche lui verso il Sudan la domenica. Ferruccio e Pietro si avviano a piedi. Arriva un commerciante in moto. Accetta di portare p. Pietro in Sudan. Dopo due chilometri anche p. Ferruccio trova un buon samaritano che lo porta fino a Yambio.
Si fa un bilancio provvisorio
Nessuna scuola di Dungu ha ripreso, neppure parzialmente.
Il ciclo completo delle elementari di Kiliwa ha gli edifici bruciati, come lo sono alcune case vicine appartenenti a catechisti e insegnanti. Sono 4 gli adulti uccisi a Kiliwa. Anche i capi di villaggio di Kiliwa, Duru, Bayotè sono stati nel mirino.
Una donna di Kiliwa è morta dopo essere arrivata a Dungu, in seguito alle ferite di pugnale subite il 18 settembre. Lo stesso 18 settembre (giovedì) fu ucciso a Kiliwa sulla strada principale anche un pastore protestante: era in bicicletta, trasportava due bidoni in plastica di 20 litri d’olio di palma; lo presero a colpi d’ascia in testa, distrussero bici e bidoni. Il capo del villaggio di Kiliwa fu ucciso a colpi di maschette durante il mercato del mercoledì e poi dato alle fiamme.
Due ragazze di Kiliwa prese al mercato riuscirono a scappare uno o due giorni dopo, quando erano a circa 10 km da Kiliwa mentre stavano raccogliendo legna da ardere per i guerriglieri. Si dice che i ragazzi rapiti sono 14 e le ragazze 10 e non 12. Tutti di Kiliwa. Ma con loro dovevano esserci anche degli adulti.
Alla missione di Duru è la desolazione. L’LRA ha preso gli alunni di 4 classi superiori dell’Istituto. Sono circa 80, forse 90. Fortunatamente, la scuola non aveva ancora cominciato il suo ritmo normale e moltialunni erano assenti. Anche degli insegnanti sono stati fatti prigionieri. Saccheggiata e distrutta la missione, e i ragazzi della scuola usati come portatori.
A Duru i morti sono 4. Il primo di cui si è avuto conferma è il commerciante Roger. La sua moto e quella d’un vicino furono chiuse in una casa e date alle fiamme. I guerriglieri si ritirarono ma per tornare poi in altri villaggi, dove si trovano tutt’ora. Il capo di Bayotè, arrivò il 22 a Dungu con grosse ferite di machette, ma é fuori pericolo. Si salvò perché ritenuto morto e abbandonato nel suo cortile.
Secondo la testimonianza del direttore scolastico del villaggio vicino, Lilika, 12 alunni furono rapiti. La strada principale che assicura carburante e altre merci in provenienza dal Sudan resta sbarrata. Il piccolo aereo della diocesi ha quasi finito la sua riserva e le altre strade sono impraticabili. Solo in moto e bici si può passare. La gente è allo sbando sulle strade di Dungu e dintorni alla ricerca di una nuova dimora, almeno provvisoria. La paura è ancora tanta specie in quelli che vengono dal nord-est.
Anche alla Missione di Bangadi, 110 km nord di Dungu, le scuole sono chiuse. Dicono che LRA sia stanziata a 30 km al nord-est. Il capo politico locale di Dungu, l’A.T.(Administrateur Territorial) assicura che fra giorni arriverà in aiuto una brigata di soldati. Intanto manda sms alle autorità superiori per aggiornarle e incontra le altre autorità del “comitato di crisi”.
Si sta facendo il censimento delle persone scappate, l’OCHA parla di 17.710 . Molti si nascondono ancora nelle campagne controllate dal LRA, altri sono scappati aldilà della frontiera.
I racconti della gente sono terribili: lunedì 22 un catechista di Limay ci confidava con tristezza che la figlia di 15 anni, andata dalla zia, è sparita: in mano dei ribelli Una coppia incontrata questo martedì 23, ci dice che era in viaggio con 5 figli, diretti a Dungu, quando incontrò i ribelli: si portarono via 4 figli.
Poi il 1° Novembre l’LRA appare poco distante dalla missione comboniana di Bamokandi, da dove si sentono i colpi di fucile. La gente si dà alla fuga verso Ndedu e Niangara. I ponti di Dungu sono bloccati dai militari; eppure
membri dell’LRA arrivano in centro città: saccheggiano magazzini, bruciano case, prelevano decine di persone. Gli scontri con le FARDC fanno parlare di 6 morti tra i ribelli e 3 fra i militari.
Elicotteri della Monuc sorvolano la città. La situazione militare resta tesa e il panico invade la popolazione.
E ci si pone una domanda
Ma il governo, le forze dell’ONU e l’esercito nazionale cosa fanno, qual’è il loro compito? Qual’è il loro piano per combattere e neutralizzare l’LRA? E la sfiducia aumenta di giorno in giorno.
I ribelli continuano ad attaccare, distruggere, seminare il terrore. Quest’invasione di elementi ugandesi in territorio congolese fa’ pensare che sia una situazione voluta.
Appare infatti che la RdC è stata scelta come rifugio di ribelli dei paesi limitrofi, Rwanda e Uganda.
Questo permette a questi due paesi, e a quelli che si nascondono dietro di loro, di avere in qualsiasi momento una porta aperta per trattare “business” in un paese ricchissimo di materie prime.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati