La guerra in Medioriente sta colpendo anche le compagnie aeree africane. Cancellazione dei voli, ritardi, mancate prenotazioni, aumento dei costi operativi stanno mostrando le prime conseguenze non solo in termini di mobilità ma anche di perdite economiche.
La prima ad aver lanciato l’allarme presentando dati certi è l’Ethiopian Airlines, la più grande compagnia aerea del continente. Ha dichiarato di aver subito in una sola settimana una perdita di 137 milioni di dollari. La compagnia aerea statale ha sospeso i voli verso 10 destinazioni verso il Medioriente, cancellando più di 100 partenze a settimana.
Le interruzioni delle operazioni di trasporto passeggeri e merci hanno avuto ripercussioni su circa 50mila viaggiatori settimanali sulla tratta. Tra le destinazioni verso cui i voli sono stati sospesi ci sono Dubai, Doha, Kuwait, Bahrein, Dammam, Beirut, Amman e Tel Aviv.
Difficoltà in tutta l’Africa orientale
Altre compagnie africane come Kenya Airways, Air Tanzania e RwandAir potrebbero subire analoghe difficoltà operative nelle prossime settimane. Kenya Airways ha fatto sapere di monitorare gli sviluppi, ma al contempo ha già modificato gli orari sulle rotte interessate dalle restrizioni dello spazio aereo. La compagnia con sede a Nairobi opera voli regolari verso città come Dubai e Jeddah, che sono tra le rotte a lungo raggio più importanti dal punto di vista commerciale.
Allo stesso modo, RwandAir e Uganda Airlines hanno dovuto decidere alcune interruzioni nei servizi che collegano l’Africa orientale con la regione del Golfo. Parliamo di rotte che servono un vasto mercato del lavoro e della diaspora che viaggia appunto tra l’Africa orientale e il Medioriente.
Anche Air Tanzania ha temporaneamente sospeso il servizio per Dubai, una delle principali rotte internazionali della compagnia aerea. Nel frattempo si valuta l’evoluzione della situazione sicurezza e la disponibilità dello spazio aereo.
Tratte ridisegnate
Oltre all’Africa orientale, anche la compagnia nordafricana Royal Air Maroc ha adattato la sua operatività verso gli scali mediorientali. Gli analisti del settore sottolineano quanto il Medioriente sia un mercato cruciale per le compagnie aeree africane, non solo come destinazioni finali, ma anche come hub di collegamento per i passeggeri che viaggiano tra Africa e Asia.
Ecco perché i problemi geopolitici nella regione possono rapidamente ripercuotersi sulle reti aeree africane. Con i prezzi del carburante in aumento a causa delle tensioni in corso e il timore di viaggiare si potrebbe aprire una crisi la cui ampiezza è al momento difficile da prevedere.
Le perdite annunciate dalla Ethiopian Airlines ne danno intanto la misura. La carenza di petrolio sta spingendo nel frattempo alcune compagnie aeree internazionali ad aggiungere servizi verso Asia e Africa, bypassando gli hub del Medioriente: la tedesca Lufthansa, per esempio, ha già messo in funzione diversi voli extra, tra cui due tra Francoforte e Città del Capo, citando la crescente domanda di “voli a lungo raggio con breve preavviso”.
Conseguenze sulla mobilità globale
Sono i primi segnali che le tensioni causate dal conflitto e le restrizioni dello spazio aereo si stanno propagando alle reti aeree globali, interessando nello specifico il corridoio africano. Le interruzioni, i dirottamenti o la cancellazione dei voli stanno comunque coinvolgendo le compagnie di tutto il mondo, ma per i vettori africani l’impatto potrebbe risultare particolarmente significativo, data l’importanza della regione per gli spostamenti di manodopera migrante, viaggi d’affari e i collegamenti con l’Asia.
Per ora, le compagnie di volo africane continuano a monitorare gli sviluppi, adeguando orari e rotte secondo necessità e sperando, naturalmente, in una rapida stabilizzazione dello spazio aereo della regione. Intanto, migliaia di passeggeri continuano ad essere bloccati in città e aeroporti dei principali hub del Golfo.
«Si tratta senza dubbio del più grande blocco a cui abbiamo assistito dall’inizio della pandemia di Covid», ha dichiarato ad al Jazeera Paul Charles, CEO della società di consulenza per viaggi di lusso PC Agency, aggiungendo che, oltre ai disagi per i passeggeri, l’impatto sul trasporto merci ammonterebbe a «miliardi di dollari».
Turismo e rientri internazionali
Almeno 30mila voli da e per il Medioriente sono stati cancellati dopo gli attacchi israelo-americani all’Iran. Oltre un milione di persone sono state colpite dalle cancellazioni e dalle chiusure dello spazio aereo. Insomma, questo – dicono gli esperti – è un altro di quei conflitti che hanno colpito l’industria turistica mondiale.
Sono gli effetti a catena che, nell’era globale, non si possono evitare. E se circa 25mila italiani sono rientrati da aree che vanno dal Libano agli Emirati Arabi Uniti, moltissimi sono ancora bloccati. In tutto il Sud-Est asiatico – tra India, Indonesia, Maldive, Malesia, Nepal, Seychelles, Sri Lanka, Thailandia e Vietnam – sarebbero registrati 11mila turisti italiani in attesa di tornare a casa.