Guinea Conakry

Non sono ancora chiare le circostanze della morte di due persone ieri nella capitale della Guinea, Conakry, durante scontri tra forze di sicurezza e manifestanti anti-governativi nel sobborgo di Wanindara, dove polizia e gendarmi hanno usato gas lacrimogeni per disperdere la folla.

In totale, secondo quanto denunciato da Amnesty International, sarebbero 11 i morti provocati da settimane di proteste, tra cui anche un ufficiale di polizia colpito alla testa con una pietra. Alcune persone sono decedute in seguito a ferite d’arma da fuoco, secondo i resoconti dei media locali. Lo scorso 7 marzo migliaia di donne sono scese in strada nella capitale per denunciare le violenze della polizia nei confronti dei contestatori, alcuni dei quali minorenni.

La tensione sociale è in crescita nel paese dell’Africa occidentale, dove si attende ancora la pubblicazione dei risultati delle elezioni locali, tenutesi il 4 febbraio dopo essere slittate di un anno, che gli alleati del presidente Alpha Conde affermano di aver vinto.

In subbuglio sono da giorni anche le città minerarie occidentali di Boke e Kamsar – la Guinea è il principale produttore africano di bauxite – dove ieri sono riprese però normalmente le spedizioni, dopo che i manifestanti hanno tolto le barricate.

A queste proteste si sono unite quelle degli insegnanti che rivendicano un miglior trattamento retributivo. Le loro manifestazioni sono state sospese ieri dopo la firma di un accordo in cui il governo si è impegnato a garantire un aumento di stipendio. Le scuole hanno ripreso oggi l’attività didattica dopo essere state chiuse per cinque settimane. (Reuters / The New York Times)