Guinea-Bissau: il battaglione "anti-golpe" di Embalò non piace a nessuno - Nigrizia
Guinea-Bissau Politica e Società
Il presidente, alle prese con una forte crisi politica, ha ribattezzato così un nuovo reparto da 620 soldati
Guinea-Bissau: il battaglione “anti-golpe” di Embalò non piace a nessuno
Giuristi e esponenti dello stesso governo restano perplessi: «Serve l'approvazione dell'Assemblea Nazionale»
03 Luglio 2024
Articolo di Redazione
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Embalò a Kigali nel 2022. Foto dal profilo Flickr di Paul Kagame

Preoccupa in molti il “battaglione anti-golpe” che il presidente della Guinea-Bissau, Umaro Sissoco Embaló, ha inaugurato nei giorni scorsi. L’occasione è stato il giuramento alla bandiera di 620 nuovi soldati, che ancora non avevano partecipato a questa cerimonia ma che già avevano prestato servizio in reparti delle forze armate.

Per l’esattezza, 583 dei militari che hanno giurato provengono dalla guardia presidenziale e hanno ricevuto formazione all’estero, fra Congo Brazzaville, Cina, Mauritania, Marocco, Ruanda, Turchia, Uganda e Ciad. Altri 37 esponenti del nuovo corpo militare fanno parte della banda musicale dell’esercito. I militari hanno prestato giuramento al termine di 45 giorni di addestramento speciale.

Nel suo discorso, Embalò ha ribattezzato la nuova divisione «battaglione anti-golpe Biague Na Ntan», in onore dell’attuale capo di stato maggiore delle forze armate, elogiato dal presidente per il suo contributo nella «difesa della democrazia del paese». Il capo di stato ha poi esortato i militari a impegnarsi affinchè nel paese non si verifichino più disordini e i cittadini possano «vivere in pace come in qualsiasi altra parte del mondo». Il capo dello stato, ex militare, in servizio fino al 2012, ha poi sottolineato l’importanza di tenere separati politica ed esercito. «Il potere si ottiene alle urne e non con un colpo di stato», ha detto il leader guineano.

Non legittima 

Il servizio in lingua portoghese dell’emittente tedesca DW ha raccolto alcune critiche all’annuncio del presidente. Secondo il giurista Cabi Sanha, la Costituzione guineana «non consente, per ora, la creazione di forze armate divise. E, anche se fosse necessario istituirle – ha spiegato l’esperto -, il provvedimento che lo consente dovrebbe passare per l’Assemblea nazionale, come avvenuto per altri reparti speciali».

Sulla stessa linea anche esponenti della stesso esecutivo, come Lesmes Monteiro, membro del Consiglio di stato. «Si tratta di una procedura che non deve essere solo volontà del presidente della Repubblica – ha confermato Monteiro in riferimento alla creazione di un battaglione militare – ma parallelamente anche dello Stato Maggiore delle Forze Armate, il Governo e, probabilmente, il parlamento. In questo momento – ha chiosato la politica – non c’è nulla di formale che legittima questo gruppo come forza anti-golpe». Sanha ha poi evidenziato alcuni elementi paradossali della dicitura scelta dal presidente. «Chiamare una forza specifica come “anti-colpo di stato” implica che la missione principale delle altre forze sia quella di effettuare un colpo di stato. Il problema ora è come altri rami dell’esercito affronteranno questa decisione».

Le valutazioni dell’esperto non sono causali. La storia della Guinea-Bissau indipendente, cominciata nel 1974 con l’affrancamento dal Portogallo, è stata segnata da diversi golpe o tentativi di golpe. Anche la legislatura a guida Embalò non fa eccezione. Negli ultimi due anni si sono verificati due tentativi di golpe – o presunti tali – entrambi falliti. Esponenti o ex esponenti delle forze armate sono stati coinvolti in entrambi i pronunciamenti sebbene, soprattutto per quanto riguarda il primo episodio, avvenuto a febbraio 2022, le circostanze restano molto poco chiare.

Una crisi globale 

Ad aumentare la diffidenza verso le mosse del presidente c’è poi il clima politico generale del paese. Pochi giorni dopo il secondo tentativo di rovesciamento citato, che si è verificato nel dicembre 2023, Embalò ha sciolto il parlamento, dove aveva perso la maggioranza alle elezioni legislative celebrate mesi prima. Alcune settimane dopo questa decisione il capo di stato ha anche licenziato l’allora primo ministro Geraldo Martins, nominando per decreto l’attuala capo del governo Rui Duarte de Barros e instaurando di fatto un esecutivo di iniziativa presidenziale che sospende il normale funzionamento della democrazia guineana, che prevede la nomina del premier da parte di chi possiede la maggioranza in Assemblea nazionale. Da mesi inoltre, i guineani attendono che il presidente annunci una data per nuove elezioni presidenziali.

Più che nuovi battaglioni dell’esercito, la maggior parte delle forze politiche guineane desidera al contrario l’intervento di una terza forza neutrale che possa meglio gestire la transizione. Un desiderio che emerge con chiarezza da una lettera a firma di quasi tutti i partiti politici del paese, inviata nei giorni scorsi all’Unione interparlamentare (UIP) e alla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS/CEDEAO). A quest’ultimo organismo è stato chiesto in modo particolare di riattivare una missione speciale militare per la stabilità della Guinea-Bissau, schierata nel 2022 dopo il già menzionato fallito golpe. Questa stessa missione era stata presente nel paese fra il 2012 e il 2020.

 

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