Preoccupata per l’escalation di golpe militari nella regione che l’anno spinta a dichiarare lo stato d’emergenza, la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (ECOWAS/CEDEAO) ha reagito in modo compatto e deciso contro l’ultimo di questi, avvenuto il 26 novembre scorso in Guinea-Bissau.
Al termine del vertice annuale di ieri ad Abuja, in Nigeria, i leader del blocco hanno promesso “tolleranza zero” per i militari che hanno deposto il presidente Umaro Sissoco Embaló all’indomani delle elezioni, respingendo fermamente il loro programma di transizione, della durata di un anno, chiedendo un rapido ritorno all’ordine costituzionale e minacciando l’imposizione di sanzioni mirate contro chiunque ostacoli questo processo.
La CEDEAO, che mantiene a Bissau un suo contingente militare, ha anche chiesto il rilascio immediato di tutti i detenuti politici, compresi i membri dell’opposizione, tra cui Fernando Dias da Costa, che in molti considerano il vincitore delle presidenziali.
Il blocco regionale ha poi dichiarato che le elezioni del 23 novembre sono state considerate libere e trasparenti dai suoi stessi osservatori e da quelli dell’Unione Africana e della Comunità dei paesi di lingua portoghese (CPLP).
Ma resta l’incognita sull’esito del voto dopo che i golpisti hanno sequestrato schede elettorali, fogli di conteggio delle regioni e computer dagli uffici della Commissione elettorale, distruggendo i server che conservavano i risultati.
Il prossimo passo sarà l’invio a Bissau di una delegazione di alto livello, guidata dal presidente di turno della CEDEAO, il sierraleonese Julius Maada Bio, per intavolare un dialogo con la giunta del presidente della transizione, generale Horta Inta-A Na Man, figura vicina a Embaló, che il 26 novembre è fuggito all’estero.