Feeling: è questo il termine forse più appropriato per descrivere le relazioni fra il socialista António Costa, ex-primo ministro del Portogallo (2015-2024) e oggi presidente del Consiglio europeo, e uno dei personaggi più controversi della politica africana, Umaro Sissoco Embaló, ex-presidente della repubblica della Guinea-Bissau fino al novembre scorso.
Poi Embaló è fuggito dal proprio paese in seguito al colpo di stato militare che si è verificato il 26 di quel mese e che in molti ritengono orchestrato dallo stesso ex presidente. L’intervento delle forze armate ha infatti interrotto il conteggio delle elezioni che si erano tenute giusto tre giorni prima e che secondo numerosi osservatori concordanti avrebbero sancito la vittoria dello sfidante dell’ex presidente, Fernando Dias da Costa.
Dias da Costa che per altro è stato l’unico esponente credibile dell’opposizione a essere ammesso al voto. Non era stato autorizzato a correre per la presidenza Domingos Simões Pereira invece, il presidente eletto dell’Assemblea nazionale al momento del golpe (anche se l’organismo era stato sciolto da Embalò) e il leader del Partito africano per l’indipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC), l’ex movimento di liberazione e partito più importante della Guinea-Bissau.
Durante la presidenza di Embalò i livelli democratici del paese sono precipitati, mentre le violazioni dei diritti umani di oppositori e giornalisti hanno costituito la cifra di un esecutivo che ha cercato di rinviare costantemente i processi elettorali, ha sussunto nell’esecutivo il potere giudiziario, sciogliendo più volte il parlamento e accentrando tutti i poteri nella figura del capo di stato.
Uno strano incontro
Politicamente parlando, non ci sarebbe nessuna affinità tra Costa e Embaló; e tuttavia, il giornale portoghese Expresso ha rivelato di recente che i due si sono incontrati a Bruxelles lo scorso 26 marzo in occasione di una riunione che non era neanche prevista nell’agenda ufficiale del presidente del Consiglio europeo.
Vi avrebbe preso parte anche l’ex presidente senegalese Macky Sall, storico alleato di Embalò alla ricerca di sostegno per la sua candidatura alla carica di segretario generale delle Nazioni Unite, attualmente occupata dal portoghese Antonio Guterres.
Quest’ultimo incontro fa seguito ad altri due che si erano tenuti a Lisbona nel 2023 e a febbraio del 2025, quando Costa era già esponente di punta dell’UE. A una riunione ancora precedente, datata 2020, quando Costa era primo ministro portoghese, fa invece riferimento in un suo editoriale critico Samuel Alfredo Gomes, giurista della Guinea-Bissau che vive e studia a Coimbra, nella più antica università portoghese.
La denuncia sulle pagine di Observador
Nel suo articolo, pubblicato dal quotidiano portoghese Observador, Alfredo Gomes ha innanzitutto parlato di un “matrimonio indissolubile” tra i due, facendo appunto riferimento anche al viaggio di Embalò nel 2020, il primo dopo la controversa vittoria alle elezioni del 2019. Una legittimazione politica di quel sopruso elettorale ritenuta inaccettabile dal giurista.
L’incontro che si è svolto a fine marzo viene invece denunciato come un atto di aperta complicità verso un presidente accusato di violare diritti umani e stato di diritto. Una riunione che avviene per di più nella difficile fase post-golpe che colpisce il paese, dove continuano gli omicidi di attivisti come quello di Vigário Luís Balanta, avvenuto a inizio del mese.
“Quando il presidente del Consiglio europeo incontra un fuggitivo ricercato dalla giustizia elettorale del proprio paese in un contesto palesemente discutibile, non siamo più nel campo della diplomazia informale. Ci troviamo di fronte a una situazione che va chiamata con il suo nome e che richiede una risposta”, afferma Alfredo Gomes nel suo articolo.
L’ambiguità di Costa viene poi calata nel quadro più ampio delle relazioni tra Bissau e l’UE, segnato dall’ipocrisia delle istituzioni europee. Il giurista guineano ricorda come ad aprile 2025 Bruxelles abbia rinnovato un accordo sulla pesca che garantisce l’accesso alle acque del paese africano a decine di navi europee.
Questo è avvenuto nonostante nel paese vigesse un governo “di iniziativa presidenziale” e un parlamento privi di qualsiasi legittimità agli occhi della società civile guineana e rispetto al dettato costituzionale del paese. Nella visione di Alfredo Gomes, intese come quelle sulla pesca si configurano allora come figlie di un atteggiamento pienamente neocolonialista.
La lettera della società civile
Ma le critiche del giurista non sono le uniche. Un gruppo di organizzazioni della società civile guineana, tra le quali l’ampio Frente Popular, ha condannato l’incontro tra Costa ed Embalò sottolineando come l’ex presidente sia stato a capo di un governo “fondato sulla repressione e la corruzione” e segnalando la continuità tra quell’esecutivo e l’attuale governo di transizione militare guidato dal genere Horta N’Tam.
Nella missiva, l’ex capo dello stato viene descritto come colui che ha orchestrato il putsch. Non da ultimo, le organizzazioni guineane “denunciano il rapporto di complicità delle istituzioni europee con il dittatore Umaro Sissoco Embaló, che può comprometterne l’integrità e la credibilità ” e “avvertono dell’impatto profondamente negativo di queste azioni sulla fiducia dei popoli africani nell’Unione Europea”.
Nella lettera si ringrazia invece il Parlamento europeo per aver condannato il golpe, pur registrando la contraddizione tra la posizione espressa dagli eurodeputati e il comportamento del presidente del Consiglio europeo.
L’appello del fratello di Simões Pereira
Tra i crimini commessi dall’attuale esecutivo di transizione, i movimenti guineani ricordano l’arresto a le prolungata detenzione di Simões Pereira. Nei giorni scorsi il fratello del politico, Dionisio Simões Pereira, ha scritto una lettera aperta al popolo guineano e alla comunità internazionale chiedendo il rilascio dell’ex presidente dell’Assemblea generale.
Nella missiva si denunciano i 64 giorni di prigione preventiva e i successivi 90 di detenzione domiciliare in assenza di un ordine giudiziario. Il fratello evidenzia inoltre come Simões Pereira sia stato ascoltato nell’ambito di un’indagine su un presunto tentativo di golpe e come sia emerso che il leader del PAIGC non ha nessun legame con la vicenda.
Da qui dunque, la richiesta alla comunità internazionale di esigere la liberazione del leader dell’opposizione dal “sequestro politico” a cui è sottoposto e il ripristino dello stato diritto in Guinea-Bissau.
Il quadro internazionale
Va considerato che dopo il golpe, la Guinea-Bissau è stata estromessa, sia dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS/CEDEAO). L’ambiguità dell’UE è già stata denunciata.
Un’ambiguità che certo non aiuterà il paese a un ritorno alla normalità, in considerazione del fatto che Bruxelles è da sempre il primo donatore di Bissau, e che quindi avrebbe, nelle sue mani, armi assai potenti affinché l’attuale situazione politico-istituzionale possa evolvere verso una nuova fase di stabilità democratica e giuridica. Fase che non potrà certo passare da Embaló, come sembrerebbe pensare António Costa e, probabilmente, l’Unione Europea nel suo complesso.