Africa e droga
L’ex colonia portoghese è il principale crocevia delle rotte del traffico di droga. Le partite arrivano dall’America latina e ripartono per l’Europa. questo anche grazie ad un governo corrotto e non ancora democratico.

Il 12 luglio in Guinea Bissau è stato messo sotto sequestro un aereo proveniente dall’America latina. Le indagini per accertare che cosa trasportasse il velivolo sono ancora in corso, secondo varie fonti della stampa internazionale la polizia vi avrebbe trovato un ingente quantitativo di cocaina, si parla addirittura di 500 chili.
La notizia è ancora in attesa di una verifica, ma se confermata testimonierebbe l’estensione delle complicità ad alto livello di cui godono i narcotrafficanti nell’ex Guinea portoghese. Non a caso, alcuni mesi fa l’Unione Europea, dopo la scoperta del coinvolgimento di alcuni militari in scandali legati al narcotraffico, aveva stanziato circa cinque miliardi di euro per interventi nel settore della difesa.
Un recente rapporto dell’International Crisis Group (Icg) di Bruxelles, lancia un allarme in questo senso, richiamando la comunità internazionale ad incoraggiare le riforme politiche in Guinea-Bissau per evitare che questo lembo d’Africa occidentale diventi un paese controllato dai narcotrafficanti.
Nel rapporto il Centro di monitoraggio delle crisi internazionali analizza le politiche nazionali e internazionali necessarie alla piccola nazione africana per porre fine a una crisi politica che dura da 35 anni.
Dopo sette lustri di immobilità e incapacità istituzionale, la Guinea-Bissau ha ora – secondo gli analisti del Centro di Bruxelles – la reale possibilità di realizzare le prime riforme democratiche grazie a un patto di stabilità firmato dai tre principali partiti politici del paese nel marzo 2007.
“La creazione di uno stato democratico è una priorità urgente per evitare il rischio che questo paese finisca in mano alla criminalità internazionale”, spiega Daniela Kroslak, direttore del programma Africa dell’Icg. Secondo la Kroslak, dal 1974 non c’è stato nessun leader in Guinea capace di imporre la creazione delle strutture necessarie per il funzionamento di uno Stato democratico. Per questo le infrastrutture, la burocrazia, la pubblica amministrazione, le istituzioni politiche, gli indici di sviluppo economico e sociali sono rimasti pressoché inalterati dagli anni successivi all’indipendenza.

Nel frattempo, la comunità internazionale sta cercando di fare qualcosa: dal 2007 è stato adottato un programma di riforme seguito dalla Commissione Peacebuilding   delle Nazioni Unite. Ma si tratta solo dei primi passi, poiché per la gente della Guinea-Bissau non è ancora cambiato molto come dimostra l’alto tasso di povertà che l’affligge. Secondo gli esperti di Bruxelles, solo se il governo riuscirà ad adottare delle politiche agricole più efficaci delle attuali, si potrà provvedere alla sussistenza della popolazione riuscendo a contenere la dipendenza dagli aiuti internazionali.

L’economia guineana subisce le conseguenze dei limiti manifestati dalla classe dirigente nella gestione delle risorse guineane, nonché della presenza di infrastrutture vetuste risalenti all’epoca coloniale che non garantiscono, ad esempio, la continuità nei rifornimenti di carburanti, elettricità ed acqua. Infatti, la penuria dei prodotti petroliferi ha rappresentato una costante dell’economia del paese, unita al fatto che circa il 60% della popolazione non ha accesso ad acqua pulita e il 20% non può utilizzare l’energia elettrica, con l’inevitabile paralisi della vita quotidiana. Tali carenze hanno contribuito ad aumentare la migrazione di una sostanziosa parte della popolazione rurale verso Bissau, la capitale, e altre maggiori città del paese, sovraccaricando ulteriormente la capacità, già ridotta, delle infrastrutture cittadine.
Come se non bastasse il tasso di corruzione in Guinea-Bissau è ancora abbastanza elevato e il cattivo funzionamento della vita pubblica dipende anche da questo. Dopo i vari scandali, che hanno visto il coinvolgimento di alcuni funzionari del governo nel traffico di droga, i sindacati del paese hanno avanzato numerose richieste affinché l’assegnazione dei posti di lavoro venisse effettuata in base alle competenze e al merito dei cittadini, piuttosto che in virtù dell’ampia rete di clientelismo che ricopre tutto il settore dell’amministrazione pubblica.
Per molti osservatori, il problema principale del malfunzionamento statale risiede appunto nella politicizzazione delle cariche dirigenziali e nella scelta di individui poco competenti a cui si lascia carta bianca in scelte cruciali.

Non solo Guinea Bissau: tutta l’Africa Occidentale è un luogo di stoccaggio per la droga. Ne parliamo con Antonio Mazzitelli, responsabile dell’ufficio Onu contro droga e crimine in Africa Centrale e Occidentale (Unodc) a Dakar, in Senegal. Ascolta l’intervista.

 
 
Da nigrizia mensile di aprile 2008: Un mercato stupefacente
Ancora sul traffico di droga in Africa: