Guinea-Bissau

La notizia era attesa già da qualche giorno. Il presidente della Guinea Bissau ieri ha sciolto il governo e ha chiesto al partito al potere, il Partito africano per l’indipendenza della Guinea e di Capo Verde (Paigc), di proporre un nuovo esecutivo e cominciare le consultazioni.

I contrasti tra il presidente José Mário Vaz e il primo ministro Carlos Correia sono all’origine della decisione che rischia di spingere il paese in una nuova crisi politica. Correia era stato nominato premier lo scorso ottobre.  Intanto sono state schierate le forze di sicurezza nella capitale per il timore di proteste.

Sciogliere il governo e avviare un processo di consultazione delle forze politiche è “l’unica soluzione alla crisi istituzionale in Guinea-Bissau”, ha dichiarato il capo di stato durante l’annuncio trasmesso sulla radio e la televisione nazionali.

La tensione fra il governo guidato dal Paigc e il capo di stato si è intensificata di nuovo nelle ultime settimane ma in realtà si protrae dall’agosto 2015, quando Vaz tolse l’incarico di primo ministro a Domingos Simões Pereira, che si era insediato come capo del governo da quattordici mesi, una decisione non apprezzata dal Paigc. Anche in quel caso la causa dello sciogliemento fu il disaccordo tra presidente e primo ministro sulla nomina del capo delle forze armate. Vaz aveva inizialmente nominato un altro dirigente del partito di maggioranza, Baciro Dja come premier. Quest’ultimo però era stato costretto a dimettersi dopo la sentenza di incostituzionalità della sua nomina emessa dalla Corte Suprema e Vaz dovette ripiegare sull’81enne Carlos Correia.

La crisi sembrava essersi risolta con la nomina di Correia, veterano per la lotta per l’indipendenza, già a capo del governo in tre diverse occasioni tra il 1991 e il 2009. Una nomina proposta dal Paig. 

Ma nel mese di dicembre la tensione e scoppiata di nuovo dopo che 15 parlamentari sono stati espulsi dal Paigc per aver disertato la votazione del programma di governo del premier. La maggioranza in parlamento è stata cosi messa a rischio perché successivamente i parlamentari espulsi hanno aderito al Partito di rinnovamento sociale (Prs), all’opposizione, per creare una nuova maggioranza e rovesciare il governo. La decisione ha messo di nuovo ai ferri corti Vaz e l’esecutivo.

Vaz era stato eletto nel maggio del 2014 per tentare di stabilizzare il paese dopo l’ultimo golpe del 2012. L’instabilità non è una novità per lo statao dell’Africa occidentale. Dopo l’indipendenza dal Portogallo nel 1974, la Guinea-Bissau ha sofferto per le continue agitazioni e gli innumerevoli colpi di stato attribuiti in gran parte all’esercito. (Jeune Afrique / Afp)