Era stato ampiamente previsto, e alla fine è avvenuto.
L’ex presidente della Guinea-Bissau, Umaro Sissoco Embaló, deposto da un colpo di stato militare lo scorso 26 novembre e da allora in esilio all’estero, ha annunciato il suo prossimo ritorno nel paese e la sua intenzione di candidarsi al voto per le presidenziali in programma il prossimo 6 dicembre.
Il golpe dello scorso novembre aveva interrotto lo spoglio dei voti delle elezioni che si erano svolte appena tre giorni prima.
Un voto che secondo molti osservatori avrebbe decretato la sconfitta del presidente uscente contro il principale rappresentante delle opposizioni, Fernando Dias da Costa.
Da quel momento, Embaló è stato accusato da opposizioni e società civile di essere il vero regista dello stesso putsch che lo ha estromesso, che sarebbe stato ordito nell’ottica di tornare al potere in un secondo momento, una volta debellato il rischio di uscire sconfitto dalle urne.
Questa ipotesi è stata rafforzata dal fatto che i militari golpisti e diverse figure di primo piano del governo di transizione istituito dagli esponenti delle forze armate sono persone molto vicine all’ex capo di Stato.
La decisione di Embaló appare quindi come una conferma dell’ipotesi che ha accompagnato tutto il processo di transizione che ha seguito il golpe, segnato da arresti di primo piano nelle opposizioni, dalla chiusura dello spazio civico e dall’approvazione tramite referendum di una nuova, controversa Costituzione che introduce un ordinamento a carattere fortemente presidenziale.
Le dichiarazioni dell’ex capo di Stato
Parlando con la stampa, Embaló ha riferito che farà ritorno in Guinea-Bissau la prossima domenica, 4 ottobre.
L’intenzione di candidarsi alle presidenziali è stata invece confidata alla rivista francofona Jeune Afrique, che lo ha sollecitato sulla questione.
L’ex capo di stato parlava da Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo, anche se avrebbe trascorso buona parte dell’esilio in Marocco, stando alle indiscrezioni rilanciate in questi mesi dalla stampa.
Parlando dello spirito con cui avviene il suo ritorno, l’ex capo di Stato ha sottolineato la necessità di “collocare l’interesse nazionale e la stabilità sopra qualsiasi divergenza politica”.
Embaló ha definito il suo rientro in patria “un gesto di fiducia” nel futuro della Guinea-Bissau, motivato dal sentimento di appartenenza e “dalla volontà di ritrovare la società guineana”.
Il politico si è augurato inoltre che l’accoglienza al suo rientro sia “pacifica e fraterna”, senza “comportamenti che possano causare tensioni o divisioni”.
Stando a quanto riportato da Jeune Afrique, il presidente deposto è già sicuro che il presidente di transizione, il generale Horta N’Tam, non si candiderà alla presidenza, in conformità con quanto previsto dalla carta di transizione annunciata alcuni mesi fa.
Una volta tornato in Guinea-Bissau, l’ex capo dello Stato intende partecipare al prossimo congresso del suo partito, Il Madem G-15, previsto per metà ottobre.
Da quell’incontro dovrebbe essere poi lanciata una “Piattaforma repubblicana” di sostegno alla sua candidatura.
Un’agenda piena
Nei mesi trascorsi all’estero l’ex presidente non è rimasto con le mani in mano.
Embaló è stato uno dei principali sostenitori della candidatura dell’ex capo di Stato senegalese Macky Sall, suo storico alleato, a segretario generale delle Nazioni Unite.
Nonostante le polemiche in Guinea-Bissau, l’ex presidente ha anche incontrato il presidente del Consiglio europeo, l’ex premier portoghese Antonio Costa, durante un meeting non previsto nell’agenda ufficiale del dirigente europeo.
La libertà con cui Embaló è riuscito a muoversi a livello diplomatico hanno alimentato le critiche di immobilismo, rispetto alla situazione guineanana, che sono state rivolte alla comunità internazionale.
A partire dagli organismi regionali africani come la Comunità degli Stati dell’Africa occidentale (CEDEAO/ECOWAS).
Dopo aver assunto una posizione inizialmente molto dura verso i militari golpisti, con il proseguire dei mesi il blocco regionale si è comportato verso Bissau in modo meno assertivo di quanto fatto con altre giunte militari salite al potere con un coup.
Un contesto complicato
Il percorso delineato dall’ex presidente per il suo rientro in patria si dovrà comunque confrontare con la realtà sul campo in Guinea-Bissau.
Uno scenario che diversi analisti e oppositori descrivono in realtà come perfettamente calibrato per permetterne il ritorno. Anche se guardando in filigrana emergono incognite.
I militari che hanno preso il potere lo scorso novembre hanno istituito un governo e un Consiglio militare di transizione, un organismo che ha rilevato di fatto le funzioni dell’Assemblea Nazionale.
La nomina di primo ministro è stata assegnata a Ilidio Vieria Té, ex ministro e responsabile della campagna elettorale di Embaló.
Il principale leader delle opposizioni, l’ex capo del governo e presidente dell’Assemblea nazionale Domingos Simões Pereira, è stato arrestato in due diverse occasioni e processato per aver preso parte a un presunto tentativo di golpe.
Già durante la presidenza di Embaló, a Simões Pereira era stato impedito di candidarsi alle elezioni con una decisione giudiziara rienuta da molti politicamente motivata.
Simões Pereira è il presidente del Partito africano per l’indipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC), la storica formazione che ha guidato la lotta di liberazione contro la dominazione coloniale portoghese sotto forma di movimento armato.
La sede di questo partito, come quella dei principali movimenti di opposizione, è stata preclusa ai suoi attivisti per mesi ed è stata sequestrata dal governo la settimana scorsa sulla base di un controverso provvedimento che ordinava il trasferimento dei quartier generali dei partiti collocati troppo vicini al palazzo presidenziale.
A Simões Pereira è stato infine concesso di recarsi temporaneamente in Portogallo per poter ricevere cure mediche, il mese scorso.
I militari hanno inoltre fissato le elezioni per dicembre e stilato una nuova Costituzione che cambia l’ordinamento dello Stato in direzione di un deciso presidenzialismo. Un’azione tentata anche da Embaló in passato, senza successo.
Il testo della Carta fondamentale, che in realtà era già stato pubblicato in Gazzetta ufficiale all’inizio di quest’anno, è stato sottoposto a un referendum popolare lo scorso 30 agosto.
La consultazione è stata boicottata dalle opposizioni e il testo della Costituzione è stato approvato con circa il 70% dei consensi.
L’incognita del premier
A fronte di una serie di condizioni apertamente favorevoli all’ex presidente, ci sono alcuni elementi di più difficile lettura.
Nei giorni scorsi il premier Vieiria Tè ha smentito qualsiasi “tutela politica” o “subordinarietà” rispetto a Embaló, di cui è stato un intimo collaboratore.
Nelle scorse settimane il premier ha anche fondato un nuovo partito, il Partito popolare della Guinea-Bissau (PPG).
La creazione di questa nuova piattaforma politica e alcune dichiarazioni rilasciate da Vieira Té lasciando intendere che l’attuale leader del governo nutra delle aspirazioni politiche.
In teoria, la candidatura dell’attuale premier alle prossime elezioni è proibita dalla Carta di transizione voluta dai militari. Bisognerà capire se le ambizioni del premier si scontreranno con quanto promesso dalla giunta e anche con il cammino annunciato da Embaló, che non ha ancora fatto menzione di una possibile collaborazione col PPG nelle sue dichiarazioni delle ultime ore.
Il commento di Simões Pereira
Al netto delle speculazioni, per ora sono in molti a ritenere che Embaló avrà la strada spianata verso una ritorno alla presidenza, e a denunciare più in generale il clima politico che vive il paese.
Commentando l’annuncio di Embaló, Simões Pereira ha affermato che la sua decisione arriva nel contesto della “creazione di un campo idoneo al suo ritorno e alla ripresa della presidenza”.
Alla guida del PAIGC è stato permesso di trasferirsi per alcuni mesi in Portogallo infatti, ma con il divieto di prendere parte ad attività politiche.
I militari golpisti, ha aggiunto, “ora comprendono che sussistono le condizioni affinché il sovrano ritorni ad assumere la piena autonomia che gli spetta di diritto, in quanto proprietario assoluto del paese”.
Rispetto alla possibilità di un suo ritorno in patria invece, il dirigente delle opposizioni ha affermato che dovrà “valutare se ci sono condizioni oggettive per questo” e per “esercitare liberamente i miei diritti e competenze come leader politico”.
Dello stesso avviso del leader delle opposizioni è anche il giurista guineano Néxus Faria.
Ascoltato dall’emittente tedesca DW, l’esperto ha detto che il rientro in patria di Embaló “rende ancora più evidente come il colpo di stato di novembre sia stato orchestrato” dallo stesso ex presidente, dato che “non si capisce su quale presupposti una giunta che ha rovesciato un capo di stato ne faciliti il ritorno in patria nemmeno un anno dopo.
Secondo Faria, è improbabile che il ritorno di Embaló “possa avvenire in modo pacifico”.
Una prospettiva, quella di forti tensioni politiche, che non può che preoccupare in un paese storicamente contrassegnato dall’instabilità e dai golpe.
E dove più di sei abitanti su dieci vivono in una condizione di povertà rispetto all’accesso a sanità, istruzione e standard di vita degni.