La Guinea-Bissau realizzerà il 23 novembre le quarte elezioni generali dall’indipendenza (nel 1973, dal Portogallo), con 12 candidati alle presidenziali e 14 candidati alle legislative.
Questa domenica, più di 966 mila elettori guineensi si recheranno alle urne per scegliere il prossimo presidente della repubblica per i prossimi cinque anni e il primo ministro per i prossimi quattro.
L’accidentato percorso verso il voto
Il voto è il risultato della dissoluzione del parlamento nel 2024 e della fine del mandato dell’attuale presidente Umaro Sissoko Embaló. Quest’ultima questione è stata assai controversa, stando alle regole stabilite dalla nostra Costituzione, l’incarico di Embalò sarebbe terminato lo scorso febbraio, cioè a cinque anni esatti dalla sua elezione.
Il presidente ha sempre respinto questo scenario, affermando che la fine reale del mandato era settembre. Il capo dello stato sfrutta a sua favore le polemiche che c’erano state in occasione dell’ultimo voto, che ne avevano ritardato il riconoscimento ufficiale.
Alla fine è stata questa comunque questa versione a prevalere, ed è per questo che il voto si tiene a novembre e non prima.
In questo momento, i partiti sono nella fase finale di una campagna segnata dal reciproco scambio di accuse gravissime, hate speech e con il ricorso al discorso etnico da parte dei principali candidati.
Il tono delle critiche e dei confronti verbali è aumentato in un contesto molto sensibile. Tutto il processo elettorale è stato segnato dall’esclusione dal voto del principale candidato del Partito africano per l’indipendenza della Guinea e Capo Verde (PAIGC), Domingos Simões Pereira, per decisione della Corte Suprema di Giustizia (STJ), massimo organo di giustizia del paese con prerogative di regolatore del voto.
I candidati
Tra i principali candidati figurano, l’ex presidente della repubblica José Mário Vaz, l’attuale presidente della repubblica Umaro Sissoko Embaló, appoggiato dalla piattaforma repubblicana Nó Kumpu Guiné e Fernando Dias Da Costa, appoggiato dalla coalizione API CABAZ GARANDI e dalla coalizione PAI-TERRA RANKA.
Quest’ultima conteneva al suo interno il PAIGC e ha deciso di ripiegare su Diaz Da Costa dopo l’esclusione di Simões Pereira.
La strategia elettorale dei maggiori partiti, così permeata di discorsi divisivi su base etnica, rischia di condurre su un terreno pericoloso un paese storicamente fragile come la Guinea-Bissau.
I militari arrestati
Durante il mandato del presidente Embalò, diversi ufficiali militari, appartenenti in maggioranza alla comunità balanta, sono stati arrestati con l’accusa di tentato colpo di stato. L’opposizione considera questi arresti arbitrari e accusa il presidente di voler solo perpetuare il suo periodo al potere.
Anche durante la campagna elettorale, sono stati arrestati alcuni ufficiali militari accusati di tentato colpo di stato, tra cui il brigadiere generale Dabana na Walna, appartenente alla comunità balanta.
La retorica etnica
Il nome del generale è spesso citato nei discorsi del candidato dell’opposizione Dias Da Costa, che sostiene che il presidente stia perseguitando i balanta.
Questo tipo di retorica ha toccato il picco quando il presidente Embaló ha accusato i balanta di aver assassinato l’ex presidente, generale Nino Vieria, ucciso mentre era ancora in carica nel 2009. Parole incendiare se si considera che il discorso è stato pronunciato nella regione di Biombo, abitata per lo più da persone della comunità Pepel di cui faceva parte il presidente Nino Vieria.
Una politica del genere può seriamente compromettere la coesione nazionale. Il soffiare sul fuoco delle tensioni intercomunitarie non dovrebbe mai essere al centro dei discorsi dei candidati, che dovrebbero basare le loro dichiarazioni sull’unità nazionale, sui programmi di governo e sulla visione per il paese nei prossimi anni.
Nonostante sia un’elezione segnata da discorsi d’odio e divisionisti a carattere etnico, che mirano alla sottomissione, ovvero all’eliminazione dell’altro, la reazione della società è stata matura, al punto da filtrare questi discorsi e non cadere nelle trappole dei politici.
Tra i candidati, l’ex presidente della repubblica José Mário Vaz è sembrato il candidato meno propenso al discorso d’odio, avendo evitato attacchi personali e discorsi d’odio e riferimenti etnici.
Un voto cruciale
Questa elezione del 23 novembre rappresenta un momento cruciale per il futuro della Guinea-Bissau: sebbene contrassegnata da divisioni e dispute estremamente accesi, mostra una società che tenta ancora di mantenere la pace in un contesto molto delicato.
Secondo gli analisti, il risultato di questo voto definirà non solo i prossimi leader della Guinea-Bissau, ma indicherà anche il cammino politico e sociale che la nazione seguirà nei prossimi anni.