Guinea

L’ex premier Celou Dalein Diallo, uno dei leader dell’opposizione guineana, non incontrerà, al contrario di quanto annunciato nelle scorse ore, il presidente Alpha Condé oggiUna decisione presa dopo una nuova giornata di violenze avvenute nella capitale Conakry. Gli scontri sono scoppiati di nuovo tra polizia e manifestanti che protestano contro il nuovo calendario elettorale.

La giornata di violenze avvenuta ieri ha provocato almeno un morto, si tratterebbe di un giovane manifestante ucciso con un colpo di arma da fuoco a Hamdallaye. Il governo parla invece di circa quattro feriti, tra cui due civili feriti da armi da fuoco, e due arresti. Secondo l’opposizione, invece, sarebbero almeno una dozzina di feriti, quattro da arma da fuoco, e dieci gli arrestati. 

L’opposizione ha anche denunciato l’atteggiamento di alcuni attivisti del partito di governo che si dice abbiano bruciato due concessioni e distrutto dei negozi nelle vicinanze del quartiere della  Cimenterie (Cementeria), e il tutto con la protezione delle forze di sicurezza, stando a quanto riporta il portale Guinéenews. (Rfi)

Da parte loro, i giovani manifestanti dell’opposizione avrebbero risposto dando alle fiamme dei copertoni in diversi quartieri e si sono scontrati con i servizi di sicurezza a Cosa, Koloma e Bonfi. L’area di mercato Madina è rimasta nuovamente paralizzato da questo clima di tensione.

Tutto questo avrebbe impedito lo svolgimento dell’incontro, come confermato dallo  stesso Dalein Diallo, motivando la decisione con “le violenze e i soprusi delle forze dell’ordine sui militanti d’opposizione e gli arresti arbitrari”.

A impedire il confronto ci sarebbe stata anche un’altra circostanza denunciata da Diallo, “il sequestro durante tutta la giornata di ieri dei principali leader d’opposizione e delle loro famiglie”. Tra loro anche Sidya Touré, i cui sostenitori, insieme a quelli di Diallo e di Lansana Kouyaté sono attualmente coinvolti in manifestazioni con cui chiedono al governo una modifica del calendario elettorale. (Misna)

L’opposizione aveva duramente protestato per la decisione del governo di fissare all’11 ottobre prossimo la data per le elezioni nazionali. Questa decisione aveva infatti rotto un precedente accordo del 2013 di istituire prima del voto sondaggi elettorali, a lungo rimandati. Sondaggi che, a detta degli analisti, darebbero agli oppositori del Presidente Alpha Conde maggiore visibilità in preparazione delle elezioni elettorali.

Le proteste, iniziate a metà aprile, avrebbero provocato almeno 6 morti e molti feriti secondo l’opposizione, che ha accusato la polizia di aver aperto il fuoco più volte sui manifestanti.