Violenze dopo l’annuncio dei risultati provvisori
Lo storico oppositore Alpha Condé è riuscito a rovesciare i risultati del primo turno, conquistando la presidenza della Guinea con uno scarto di 141.000 voti sull’avversario, il favorito, Cellou Dalein Diallo. Che non accetta i dati provvisori e annuncia ricorso alla Corte Suprema. La tensione nel paese resta alta.

Con il 52,52% dei voti il settantaduenne Alpha Condé, oppositore storico di tutti i regimi succedutisi in Guinea dopo l’indipendenza (dalla Francia nel 1958), ha ottenuto la presidenza. Se, come probabile, la Corte Suprema convaliderà i risultati annunciati ieri sera dalla Commissione elettorale, sarà il primo civile – e il primo esponente dell’etnia malinké – alla guida del paese.

Un risultato inatteso, una vittoria con uno scarto di 141.000 voti, che è stata subito contestata dallo sfidante al primo turno con un consenso del 43,69% e in seguito si era alleato al terzo classificato, Sidya Touré (Unione delle Forze Repubblicane), che aveva ottenuto il 13,2%.

La sconfitta, con il 47,48% dei voti a suo favore, non piace a Diallo che nell’annunciare il ricorso alla Corte Suprema ha però anche lanciato ai suoi sostenitori un invito alla calma. Appello ripreso oggi dal vincitore di questa lunga e tesa tornata elettorale, che nel suo primo discorso come futuro presidente ha parlato di concordia e fratellanza nazionale, sostenendo che i tempi sono ora maturi per lavorare insieme per la riconciliazione del paese.

Una riconciliazione indispensabile dopo le tensioni etnico-politiche fomentate dai due contendenti nel corso di questo lungo processo elettorale (primo turno 24 giugno – secondo turno 7 novembre) che hanno acceso nelle ultime settimane una nuova serie di violenze.
Gli ultimi scontri sono scoppiati ieri e hanno coinvolto diversi quartieri della capitale Conakry provocando due morti e una decina di feriti. I sostenitori di Diallo erano scesi in strada per protestare contro presunti brogli, ma la gendarmeria è intervenuta in forze per sedare le violenze e smantellare le barricate. L’esercito non sarebbe intervenuto. Ma fonti della Croce Rossa riferiscono che anche oggi, festa musulmana dell’Aïd-el-Adha, le violenze sono proseguite con altri due morti a Conakry e a Dalaba, nel centro del paese.

Il processo non è ancora completamente concluso, ma tutto lascerebbe pensare che il generale Sékuba Konaté, alla guida del governo militare di transizione dal gennaio 2010, sia riuscito a mantenere la promessa fatta: consegnare il potere ai civili attraverso elezioni democratiche. “Il potere non mi interessa, la politica non la capisco, non avrei mai accettato questa posizione, adesso voglio cambiare vita e andare a riposare all’estero” avrebbe confidato di recente.

Quelle della Guinea, terzo produttore mondiale di bauxite, sono le prime elezioni presidenziali libere dopo più di mezzo secolo di regimi militari e dittature. L’andamento di queste elezioni è tenuto sotto stretta osservazione dalla comunità internazionale ma anche dalle organizzazioni regionali che adesso guardano con rinnovata fiducia anche al ballottaggio presidenziale che si terrà il 28 novembre in un paese molto vicino e altrettanto ‘sensibile’: il Costa d’Avorio.