Come ampiamente previsto il leader della giunta militare golpista in Guinea, Mamady Doumbouya, è stato eletto presidente alle elezioni del 28 dicembre.
Secondo i risultati provvisori annunciati ieri, Doumbouya ha ottenuto l’86,72% dei consensi, seguito da Abdoulaye Yero Balde (FRONDEG) con il 6.59%.
Scontata è anche la convalida dei risultati da parte della Corte Suprema, entro i prossimi otto giorni.
Si conclude così, con il consolidamento dell’uomo forte guineano, il lungo periodo di transizione seguito al colpo di stato militare che nel settembre del 2021 ha deposto e costretto all’esilio il presidente Alpha Condé.
Una strada verso la presidenza spianata per Doumbouya che resterà al potere per altri sette anni grazie alle modifiche introdotte da una nuova Costituzione, approvata tramite un referendum il 21 settembre, passato con l’89,38% dei voti a favore. La precedente Carta di transizione, adottata dopo il golpe, escludeva esplicitamente la possibilità per membri del governo di transizione di candidarsi alla presidenza. Una norma che è stata esclusa dalla nuova Carta.
Rigidamente controllato il contesto politico in cui si sono svolte le elezioni, precedute da una campagna di intimidazione e censura della stampa indipendente e di persecuzione del dissenso con rapimenti e sparizioni forzate, che hanno costretto all’esilio il principale esponente dell’opposizione, Cellou Dalein Diallo, seguite allo scioglimento o sospensione di decine di partiti politici e dal divieto di manifestare.
La scorsa settimana anche l’Alto rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha confermato che la campagna elettorale è stata “gravemente limitata, caratterizzata da intimidazioni nei confronti degli oppositori, sparizioni forzate apparentemente motivate politicamente e restrizioni alla libertà di stampa”.
A competere contro il generale sono così rimasti solo otto candidati minori, che ora contestano il dato che riguarda l’affluenza alle urne, fissata all’80,95%, così come la correttezza del voto.
Le elezioni sono state viziate da “pratiche fraudolente sistematiche”, denuncia la candidata dell’opposizione Faya Lansana Millimono, e agli osservatori è stato impedito di monitorare le votazioni e lo spoglio.