Il presidente della svolta
Dopo un voto finalmente libero, comincia oggi il governo dell’oppositore di sempre. Che vuole riconciliare il paese e mettere mano alle riforme.

Alle prime vere elezioni libere dall’indipendenza dal Francia del 1958, la Guinea si è data un presidente che entra quest’oggi pienamente nella sua funzione. Alpha Condé, 72 anni, di etnia malinke, una lunga carriera di oppositore a tutti i regimi guineani, è considerato l’uomo del cambiamento.

Candidato per la terza volta alle presidenziali, Condé ha vinto il ballottaggio del 7 novembre (a lungo rinviato) che lo opponeva a Cellou Dalein Diallo, tecnocrate, già primo ministro nei passati regimi, rovesciando l’esito del primo turno (27 giugno) che lo vedeva fortemente penalizzato. Una vittoria storica per questo ex professore di diritto all’Università della Sorbona, che nel 1970 era stato condannato a morte per contumacia da Sékou Touré e che rientrato in patria all’inizio degli anni ’90, dopo più di trent’anni d’esilio, ha trascorso due anni nelle prigioni del presidente Lansana Conté (1984-2008).

I due anni di difficile transizione, dopo il colpo di stato del capitano Moussa Dadis Camara, nel dicembre 2008 alla morte di Conté, hanno portato Condé a porre la riconciliazione nazionale al primo punto della sua agenda politica e a lavorare per la costituzione un governo di “unità nazionale” che rappresenti tutte le sensibilità sociali. Condé ha annunciato anche di voler mettere fine all’impunità che, ha detto, «è alla base dei nostri problemi», e alla corruzione «erette a sistema di gestione del paese». Tra i problemi da affrontare con urgenza, quelli del debito dello stato, i contratti minerari (bauxite) e la riforma dell’esercito.

Il paese dell’Africa occidentale, che è stato reintegrato nell’Unione africana, da cui era stato sospeso due anni fa, è privo di un parlamento legittimo dal giugno del 2007. Il nuovo presidente dovrà anche stabilire una data delle elezioni legislative.