Santità,
ci felicitiamo per la sua nomina pontificia nel conclave di maggio 2025 come 267° successore dell’Apostolo Pietro. Siamo felicissimi che lei abbia scelto come suo viaggio apostolico il continente di Sant’Agostino, il continente dei “dannati della terra”, di molti martiri per i diritti umani, per le libertà fondamentali e per la promozione della dignità umana.
Tra i quattro paesi della sua visita, c’è anche la Guinea Equatoriale. Vogliamo informarla, Santità, che nel nostro paese troverà un capo di stato, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, che prese il potere con la violenza il 3 agosto 1979, dieci mesi dopo l’elezione di papa Giovanni Paolo II che, come lei sa, ha visitato la Guinea Equatoriale nel 1982.
Il modo di gestire il potere nel nostro paese si può descrivere con poche parole: il presidente, la prima moglie, le altre mogli, il figlio maggiore (vicepresidente de facto della Repubblica) e le decine di figli del presidente, tutti costoro controllano i principali gangli dell’amministrazione dello stato, insieme ad altri parenti e amici della famiglia.
Vogliamo informarla, Santità, che in Guinea Equatoriale vige la pena di morte, in base alla Costituzione promulgata il 16 febbraio 2012 e attualmente in vigore. In Guinea Equatoriale sono operativi molti più agenti di polizia che insegnanti, medici e infermieri. Nel nostro paese ci sono più carceri che scuole. In moltissime regioni non esistono ambulanze.
La Guinea Equatoriale è il paese in cui sono stati sequestrati oppositori politici che hanno risieduto in esilio e una volta rientrati nel paese sono stati torturati e assassinati. Elenchiamo i nomi dei leader uccisi nel 2010: José Abeso Nsue, Manuel Ndongo Anseme, Jacinto Micha Obiang e Alipo Ndongo Asumu.
Allo stesso modo furono sequestrati nel 2019: Feliciano Efa Mangue, Bienvenido Ndongo Ono, Martin Obiang Ondo, Julio Obama Mifumu. Quest’ultimo morì nel carcere di Oveng Asem in seguito a torture e maltrattamenti.
C’è un lungo elenco di persone, oltre 60, uccise nello stesso modo, tra loro, Pedro Motu Mamiaga, Miguel Nseng Bacale, Martín Puye Topepé, Jorge Bitá Caecó, Marcelo Bueichekú Epam, Santiago Ebe Ela, Juan Obama Edú, Luciano Nguema Miko, María Luisa Obono Obama, Elvira Mikue, Benigno Engonga, Salvador Alogo Nvono Mekuy, ecc.
Nell’agosto 2024 altri 37 guineani dell’isola di Annobòn sono stati torturati e incarcerati, e lo scorso marzo, infine, altri ancora sono stati arrestati, imprigionati e torturati.
Vige un autentico terrorismo di stato con la sparizione di molte persone, come quelle scomparse dal carcere di massima sicurezza di Oveng Asem. La lista dei perseguitati politici non finisce mai: Martín Obiang Ondo, Joaquin Elo Ayeto, Anacleto Micha Ndongo, Benvenuto Ndongo Ono, Feliciano Efa Mangue, Jerónimo Ndongo Mesi, Fulgencio Obiang Esono e molti altri.
Nel settembre del 2022, la polizia di Nguema assaltò la sede del partito di opposizione Cittadini per il Rinnovamento (CR), furono arrestati 176 uomini e 39 donne, due di loro con bambini di meno di due anni. Le donne e i bambini furono reclusi per una settimana nella stessa cella di metri quadrati 5×6, senza acqua, luce, servizio igienico o assistenza medica. Costrette a usare per i loro bisogni la scala della cella finché fu loro permesso di uscire al quarto giorno.
Il presidente del CR, Gabriel Nsé, è tuttora in carcere e viene torturato con i suoi compagni. Molti di loro hanno perso la vita a causa delle torture. La prigione di Black Beach è stata costruita in epoca coloniale con una capacità di 144 persone, ma si calcola che oggi ospiti oltre 1.450 prigionieri.
Il territorio di origine del presidente ha sempre goduto di un trattamento preferenziale nel processo di sviluppo e di urbanizzazione. In quest’area è sorta la nuova capitale del paese, Ciudad de la Paz (Oyala) rimpiazzando l’antica capitale coloniale Malabo.
Il paese gode di una grande ricchezza di materie prime e minerali: petrolio, gas naturale, oro ecc. Il guadagno nella vendita di questi prodotti finisce per lo più direttamente nelle tasche della famiglia del presidente e dei suoi accoliti. Anche i tribunali della Guinea Equatoriale sono tutti controllati dal presidente e dal suo entourage.
Le associazioni per la promozione e la protezione dei diritti umani non sono autorizzate ad operare nel paese. Ad esempio, la Commissione equato-guineana de Juristas, creata nel 2019, ha chiesto di essere legalizzata nel 2020, ma è tuttora in inutile attesa. In precedenza, il Centro de Estudios e Iniciativas para el Desarrollo, creato nel 1997, venne dissolto dal governo, dopo mesi di vessazioni contro i leader e gli associati.
I giovani non trovano lavoro e lasciano il paese, perché il governo non se ne prende cura. Al contrario ha posto in atto iniziative definite “operazioni di pulizia” che nel 2022 avevano portato alla detenzione di oltre 400 giovani, 100 dei quali tuttora in carcere.
Questa è la situazione del paese che lei sta per visitare. Un paese sotto sequestro della famiglia presidenziale. Abbiamo una sentita speranza che con la sua visita la Guinea Equatoriale possa recuperare la propria dignità.
Con ossequio, come giunta esecutiva del Comitato Centrale dell’Alleanza nazionale per la restaurazione della democrazia (ANRD) la salutiamo e le auguriamo buona permanenza nel nostro paese.